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La storia vera di un libro in viaggio, di un amore e di un paese lontano

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di Daniela Ferrante

Quando da ragazzo trascorrevo con la famiglia le vacanze in Birmania, spesso prendevamo il treno da Rangoon a Mandalay. Erano vecchi treni diesel con scomodi sedili in legno e i finestrini aperti per far entrare la corrente. E dai finestrini vedevamo i villaggi in lontananza, villaggi che sembravano isole di alberi alti, le casette in bambù e legno a malapena distinguibili al nostro passaggio, macchie di verde scuro sparse qua e là in mezzo ai campi. Alle varie fermate uomini e donne in longyi scoloriti si accalcavano sotto i finestrini nel tentativo di vendere cibo e tè; a volte prendevamo un piatto semplice, come riso biryani servito su una foglia di banano. 

Quel venerdì una ragazza che lavora come responsabile commerciale per add editore esce prima dall’ufficio: passa da casa, prende il trolley, infila Agata, la sua gatta a tre zampe, nel trasportino e corre a Torino Porta Nuova per prendere un treno.

Quel weekend il suo senso civico la riporta a Milano, città che ama e odia. Quel weekend si vota, ha preso appuntamenti in alcune librerie lombarde e dal distributore di add editore che ha sede in provincia.
A guardarla trascinarsi in stazione, non ha molta voglia di passare due giorni a casa dei suoi, ma sa che Milano è anche questo. Sale sul treno, posiziona valigia e gatto e ricomincia a lavorare leggendo e rispondendo alle mail dal cellulare.

Fino a pochissimo tempo fa, le grandi città cinesi si trovavano a mesi di distanza dal centro della Birmania, un viaggio impervio e spesso fatale, a piedi o a dorso di mulo. La strada sulla terraferma per l’India era altrettanto disagevole. Ma l’India era al di là del mare, i suoi vivaci porti orientali a portata di vele: raggiungerli era semplice e veloce. 

Dopo che è stato pensato, realizzato, distribuito, un libro compie un viaggio lungo, che coinvolge così tante persone attente a farlo giungere a destinazione. Il Libro sapeva che una possibilità era quella di dover girare un po’ tra librerie e magazzino, prima di trovare una casa. Quello che non poteva sapere era dove fosse quella casa.

Anticamente, l’Assam occidentale, compresa la zona intorno a Gauhati, era detto Kamarupa, terra «dove l’amore ritrova la sua forma».

Dal treno la ragazza legge mail e digita risposte, inoltra posta, mette in copia. Poi una richiesta. È una mail che la commuove, nonostante non sia esattamente una romantica. Ma non si può non lasciarsi toccare dalla possibilità di rendere felici qualcuno. Iniziano le telefonate per trovare in tempo una soluzione.

Da quando ho iniziato questo libro, ho viaggiato molto nel nord della Birmania, verso il sud-ovest della Cina e il nord-est dell’India, attraversando regioni di una bellezza stupefacente lungo le alture ai piedi dell’Himalaya orientale, dove a pochi passi di distanza convivono smaglianti centri commerciali e tribù montane a malapena sfiorate dalla modernità, e dove s’incontrano la più grande democrazia e il più grande Stato comunista del mondo. 

Questo è il passaggio nascosto per l’Asia. 

Di come si siano incontrati non ci è dato sapere molto. E se anche sapessimo, preferiamo lasciar loro la magia di questo amore. Diciamo che sappiamo che la loro è una storia a diecimila chilometri di distanza: tre viaggi all’anno per stare insieme, grandi differenze di cultura, tradizione, famiglia vissute come un’occasione più che come un muro. Sappiamo che Lei adora un uomo che ha fatto molto per il suo paese e che Lui lo sa. L’occasione di renderla felice giunge inaspettatamente proprio vicino a casa di Lui. Quel personaggio che Lei venera è a pochi passi da Lui, potrebbe andare a conoscerlo, chiedere una dedica per Lei. Ma il lavoro glielo impedisce, non riesce a incontrarlo. Questa è la storia che invia alla ragazza in treno.

«Per capire il mio Paese», ha scritto il grande poeta e studioso Rabindranath Tagore, «occorre risalire a quell’età in cui scoprì la sua anima e così trascese le frontiere geografiche, in cui rivelò il suo essere con una magnanimità radiosa che illuminò l’orizzonte orientale, facendo sì che i popoli di rive straniere, risvegliati a una sorpresa di vita, lo riconoscessero come il loro…»

Adesso il Libro si trova a Milano alla Fondazione Corriere di Milano, vede il suo autore passargli affianco, quell’uomo che ha fatto tanto per il suo paese ora è lì a pochi metri da lui. Poi il tempo è andato avanti velocissimo. Una ragazza di nome Elena che lavora per la Libreria Centofiori di Milano lo prende in mano, lo consegna a un’altra ragazza di nome Ilaria. Ilaria lo tratta con cura, come fosse un fiore. Lo affida nelle mani di quell’uomo importante, che si sente raccontare la storia di un amore tanto lontano quanto meraviglioso. Quell’uomo scrive in birmano qualcosa che non sappiamo tradurre ma che senz’altro profuma di speranza e futuro. Elena riprende il libro e lo porta alla Libreria Centofiori dove qualche ora dopo i librai Veronica e Roberto lo affidano a un altro uomo con un furgone pieno di pacchi. L’uomo lo porta in Veneto dove finisce in altre mani. Mani che trasudano la gioia di chi sta per fare un grande regalo a qualcuno che ama. Sta per arrivare a casa.

La leggenda narra che venticinque secoli fa due fratelli mercanti di nome Tapussa e Bhallika incontrarono per caso il Buddha nel nord dell’India, pochi giorni dopo l’Illuminazione a Bodh Gaya. Ascoltarono i suoi insegnamenti su come affrontare la natura in gran parte insoddisfacente dell’esperienza umana e furono tra i suoi primi discepoli, offrendogli dei dolcetti di riso e del miele, e chiedendogli un pegno in ricordo di quell’incontro. Il Buddha diede loro otto capelli. Sempre secondo la leggenda, Tapussa e Bhallika, originari della bassa Birmania, al ritorno misero i capelli in uno scrigno tempestato di pietre preziose e lo riposero nelle profondità di quella che sarebbe diventata la Shwedagon. 

Lui sale su un aereo.

È molto tempo che aspetta di reincontrarla e questa volta porta in dono un libro scritto da un uomo che Lei adora, che ha fatto molto per il suo paese.

Su quel libro una dedica in birmano, scritta solo per Lei.

A Mandalay giro in longyi e ascolto musica birmana, mangio birmano e mi sento a casa. 


Le citazioni in corsivo sono tratte dal libro Thant Myint-UMyanmar. Dove la Cina incontra l’India
Un grazie speciale a Thant Mynt-UIlaria Benini, Libreria CentofioriCierrevecchiB & H

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