add scuole – PERCORSI

7. Libri della memoria

Scuola secondaria di I e II grado
E ai giovani che lo ascoltavano ricordava sempre:
«Voi non siete responsabili di quello che è successo, ma è compito vostro che non si ripeta mai più».

Un percorso didattico che parte dalla lettura di Una speranza ostinata di Max Mannheimer per aprire un dialogo sull’importanza della ricerca e della conoscenza storica, della memoria attiva, della tolleranza, della speranza nonostante il male e si conclude con una passeggiata guidata per scoprire le Pietre d’inciampo.

>> OBIETTIVI
Importanza della ricerca e della conoscenza della storia; approfondimento sul tema della Shoah attraverso due storie personali; riflettere sul valore e la responsabilità della testimonianza.

>> IL PERCORSO
Le vicende di Shaul Ladany, il marciatore protagonista di Cinque cerchi e una stella, -scritto da Andrea Schiavon –  e unico sportivo israeliano sopravvissuto a un campo di concentramento, e di Max Mannheimer, che in pochi giorni scrive Una speranza ostinata, un diario che racconta la sua vita, l’ascesa del nazismo, lo spirito dei vent’anni e l’amore che rendono fiduciosi anche davanti alle deportazioni, alla crudeltà della vita del campo, sono lo spunto ideale per un dialogo sull’importanza della memoria attiva, della tolleranza, della speranza nonostante il male. Il percorso prosegue con la conoscenza del progetto delle Pietre d’inciampo, un monumento diffuso che vuole ricordare le singole vittime della deportazione nazista e fascista.

>> INCONTRO CON LE CLASSI
Dove possibile (Torino e Milano) è prevista una passeggiata guidata, alla scoperta delle Pietre d’inciampo della città.

>> TEMPISTICHE
4 ore di lavoro in classe + passeggiata tra le Pietre d’Inciampo

>> MATERIALI GRATUITI

  • 1 copia omaggio del libro per l’insegnante

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Max Mannheimer – Una speranza ostinata

Questo testo rappresenta un’occasione nuova e preziosa soprattutto per gli insegnanti delle scuole medie, inferiori e superiori. Nel restituire una vicenda personale toccante, nel mostrare come l’Europa sia scivolata lungo «un piano inclinato» dentro l’Olocausto, fornisce non soltanto un dizionario minimo dell’abominio nazista, ma anche un dizionario minimo di cultura ebraica. Senza il possesso di entrambi è difatti impensabile che i ragazzi si avvicinino oggi a un intervallo buio di storia che a molti di loro appare remoto e surreale. Forse incalzato dal tempo che credeva mancargli, oppure per cautela verso i sentimenti della figlia, Max Mannheimer riesce a parlare del male supremo senza rancore né tormento. Didatticamente. Nondimeno, il suo diario ci lascia addosso la stessa inquietudine di ogni scritto sulla Shoah, la stessa che ci si porta via dopo avere visitato ciò che resta di Auschwitz, e proprio quella che è essenziale trasmettere a ogni allievo di ogni scuola. Paolo Rumiz la descrive così: la sensazione «che tutto questo — in assenza di vigilanza — riguardi tutti noi e sia di conseguenza destinato a ripetersi» Paolo Giordano

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Andrea Schiavon – Cinque cerchi e una stella

5 settembre 1972, ore 4:30, villaggio olimpico di Monaco di Baviera. Un commando di terroristi palestinesi di Settembre nero fa irruzione negli alloggi della squadra israeliana. Comincia così la pagina più tragica della storia delle Olimpiadi e si concluderà solo 20 ore dopo con le cifre di una strage: 17 morti tra cui 11 israeliani, 5 palestinesi e un poliziotto tedesco. In quella squadra c’è anche Shaul Ladany, marciatore, l’unico sportivo israeliano che era sopravvissuto, bambino, a un campo di concentramento: Bergen-Belsen, lo stesso in cui morì Anna Frank.

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