add scuole – PERCORSI

4. Una speranza ostinata

E ai giovani che lo ascoltavano ricordava sempre:
«Voi non siete responsabili di quello che è successo, ma è compito vostro che non si ripeta mai più».

Un percorso didattico che parte dalla lettura per aprire un dialogo sull’importanza della ricerca e della conoscenza storica, della memoria attiva, della tolleranza, della speranza nonostante il male e si conclude con una passeggiata guidata per scoprire le Pietre d’inciampo.

>> LE PIETRE D’INCIAMPO
Un monumento diffuso e partecipato per ricordare le singole vittime della deportazione nazista e fascista, piccole targhe di ottone poste su cubetti della dimensione dei porfidi delle pavimentazioni stradali, che vengono incastonati nel selciato davanti all’ultima abitazione scelta liberamente dalla vittima.

>> TEMPISTICHE
2 ore di lavoro in classe e 3 ore di incontro e passeggiata (a Torino e Milano).

>> MATERIALI GRATUITI
Passeggiata con la classe e una copia del libro.

>> INCONTRI
Un incontro, che precede la passeggiata, di discussione guidata sul libro e sulla memoria contemporanea con add editore e il Polo del 900.

>> RETE
add editore e Polo del 900.

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Contattaci scrivendo una mail o telefonando, la responsabile della didattica Agnese Radaelli è a disposizione per consigliarti nelle scelta del percorso più adatto.

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TEL. 011 5629997

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Max Mannheimer – Una speranza ostinata

Questo testo rappresenta un’occasione nuova e preziosa soprattutto per gli insegnanti delle scuole medie, inferiori e superiori. Nel restituire una vicenda personale toccante, nel mostrare come l’Europa sia scivolata lungo «un piano inclinato» dentro l’Olocausto, fornisce non soltanto un dizionario minimo dell’abominio nazista, ma anche un dizionario minimo di cultura ebraica. Senza il possesso di entrambi è difatti impensabile che i ragazzi si avvicinino oggi a un intervallo buio di storia che a molti di loro appare remoto e surreale. Forse incalzato dal tempo che credeva mancargli, oppure per cautela verso i sentimenti della figlia, Max Mannheimer riesce a parlare del male supremo senza rancore né tormento. Didatticamente. Nondimeno, il suo diario ci lascia addosso la stessa inquietudine di ogni scritto sulla Shoah, la stessa che ci si porta via dopo avere visitato ciò che resta di Auschwitz, e proprio quella che è essenziale trasmettere a ogni allievo di ogni scuola. Paolo Rumiz la descrive così: la sensazione «che tutto questo — in assenza di vigilanza — riguardi tutti noi e sia di conseguenza destinato a ripetersi» Paolo Giordano

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