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La parte importante

Estratti

La prefazione scritta da Corrado Formigli pubblicata su La più bella. La Costituzione tradita. Gli italiani che resistono di Alessio Lasta.

«Il corpo, almeno nel mio caso, viene in soccorso più delle parole.» Alessio Lasta si avvicina, accarezza, sussurra ai protagonisti delle sue storie. C’è sempre un corpo da raccontare che arriva prima dei valori e delle ideologie. Di ogni astratta affermazione. C’è il dolore fisico e morale che provano le vittime di un’ingiustizia, di una discriminazione. Un’afflizione che prende forma davanti alla telecamera, che si concretizza in uno sguardo, una mano stretta, un silenzio prolungato. C’è il corpo delle vittime di questa Italia ingiusta, cattiva, cialtrona. Uomini, donne e bambini pietrificati nei loro bisogni traditi. Esistenze indegne di un Paese, il nostro, che pretende di essere civile eppure nega il diritto alla casa, alla cura, alla scuola, all’ambiente, al lavoro. Alla diversità. Ma accanto a loro c’è il corpo del cronista che diventa a sua volta protagonista del racconto. Non solo al fianco dei deboli. Inseguendo i potenti, incalzando politici e burocrati, chiedendo risposte.

Da alcuni anni Lasta realizza per «Piazzapulita» inchieste dove la tecnica giornalistica, l’intelaiatura del racconto s’intuiscono appena, mimetizzate nella forza delle storie, nell’empatia del narratore. Si può essere giornalisti e militare nel senso alto del termine. Parteggiare per chi resta indietro. Tifare per l’applicazione piena della nostra Costituzione. Indignarsi per chi vive nelle baracche di lamiera, per chi è disabile ed è stato tradito dallo Stato. Denunciare lo sfruttamento e la viltà dietro la retorica gretta dell’italianità, le discriminazioni razziali nel civilissimo Nord e la corruzione al Sud. Si può fare tutto questo senza sbagliare un nome o una cifra, rimanendo fedeli ai fatti. Ma è questo che oggi, mentre partiti, sindacati, corpi intermedi precipitano nella fiducia dei cittadini, noi giornalisti siamo chiamati a fare: dire la nostra, partecipare, fare da bussola nel deserto delle competenze. Senza ergersi a giudici, certo, conservando l’umiltà di attenersi ai fatti e alle persone. Come fa Alessio, reporter del profondo Nord che ancora si emoziona quando atterra a Palermo e racconta il quartiere Zen o quando stringe la mano di Carla, malata di Sla in un meridione dove lo stato sociale è una presa in giro.

Viaggiare, testimoniare, sudare. Arrabbiarsi. Metterci del proprio, scaldare i cuori di chi guarda. Il giornalismo può unire l’Italia più di quanto la cattiva politica riesca a dividerla. A patto che mantenga etica e fisicità. Che si ribelli alle scorciatoie, alla pressione e al conformismo dei social, ribadisca che nulla può sostituire l’esperienza di un luogo e di un incontro.

L’Italia di questo libro è un Paese in ginocchio, solcato da un’immensa frattura generazionale, senza regole certe né controllori. Pervaso da un senso di caos e rassegnazione. Ma gli italiani che si affacciano nelle storie di Alessio Lasta sono ancora capaci di amare, lottare, adattarsi. Non lasciarli soli davanti all’ingiustizia, non condannarli alla solitudine di un computer è quello che ancora possiamo fare. È la parte importante e vitale del nostro mestiere.

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