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Behrouz Boochani nella cinquina finalista del Premo Terzani

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ANNUNCIATA LA CINQUINA FINALISTA DEL PREMIO TERZANI:

Behrouz Boochani per Nessun amico se non le montagne. Prigioniero nell’isola di Manus (add editore), Erika Fatland per La frontiera. Viaggio intorno alla Russia (Marsilio), Amin Maalouf per Il naufragio delle civiltà (La nave di Teseo), Francesca Mannocchi per Io Khaled vendo uomini e sono innocente (Einaudi) e Ece Temelkuran per Come sfasciare un paese in sette mosse. La via che porta dal populismo alla dittatura (Bollati Boringhieri) sono i cinque finalisti della sedicesima edizione del Premio letterario internazionale Tiziano Terzani, riconoscimento istituito e promosso dall’associazione culturale vicino/lontano di Udine insieme alla famiglia Terzani.

Ma chi sono, visti da vicino, i cinque finalisti?

Behrouz Boochani è un giornalista, poeta e documentarista curdo-iraniano. Tra i fondatori della rivista in lingua curda “Werya”, messa al bando dal regime, a causa delle ripetute minacce e intimidazioni, nel maggio 2013 decide di lasciare l’Iran. Raggiunge clandestinamente l’Indonesia e poi, via mare, tenta la traversata verso l’Australia, dove intende chiedere asilo politico. Tratto in salvo dalla Marina australiana dal naufragio del barcone su cui si era imbarcato, viene confinato in un centro di detenzione per immigrati irregolari nell’isola di Manus, in Papua Nuova Guinea.

Dopo più di sei anni di detenzione illegale, soltanto dallo scorso novembre è un uomo libero. Durante la sua prigionia ha dato vita a un’intensa campagna di denuncia della politica anti-migratoria del governo australiano e delle umiliazioni cui vengono sottoposti i rifugiati: articoli, documentari, un film e un libro, digitato in lingua farsi sul cellulare e inviato via whatsapp, brano dopo brano, all’amico Omid Tofighian, docente di filosofia all’Università del Cairo, che lo ha tradotto in inglese e fatto pubblicare.

Romanzo autobiografico, testimonianza e atto di resistenza, Nessun amico se non le montagne. Prigioniero nell’isola di Manus – tradotto in venti lingue, pubblicato in italiano da add editore e vincitore all’estero di numerosi premi – racconta cinque anni di carcere ed esilio in condizioni degradanti, cinque anni di lotta per la sopravvivenza, la salute e la dignità. Senza mai smettere di credere nel potere salvifico della parola e della letteratura, attraverso un intreccio di generi – giornalismo, commento politico, narrazione, racconto visionario, riflessione filosofica e poesia – Boochani dà voce ed evidenza all’impatto fisico e psicologico prodotto dalla detenzione a tempo indefinito.

Qui il comunicato stampa del Premio letterario internazionale Tiziano Terzani – Vicino/lontano 2020

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