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A scuola di logica [3]

SCUOLA Leave a Comment

– di Piergiorgio Odifreddi

Pubblichiamo l’ultima parte di un articolo, apparso su MicroMega 6/2014, scritto da Piergiorgio Odifreddi. Con questo articolo add editore intende aprire una discussione sulla scuola italiana attraverso articoli e libri. [leggi la prima parte dell’articolo]


Quando studiare la logica

È chiaro che c’è un tempo per ogni cosa, e c’è un tempo per ogni gioco. Per esempio, gli indovinelli di cui parlavo prima sono molto adatti ai giovani delle scuole medie e superiori, che hanno una duttilità e una malleabilità molto più grande degli adulti, o anche soltanto dei loro compagni un po’ più vecchi, come gli universitari. Sono proprio i ragazzi più giovani che dovrebbero divertirsi con questo tipo di attività, che permetterebbe anche di studiare in maniera giocosa e senza quei paludamenti che, troppo spesso, rendono effettivamente la scuola un po’ noiosa.

Volendo, si può iniziare addirittura alla scuola materna. I bambini reagiscono in modi sorprendenti a questi stimoli. Io mi diverto molto, quando mi capita di stare con loro, a parlare in modo paradossale, a giocare con i significati delle parole, a invertire le frasi. Certo, può capitare che i bambini si secchino, perché c’è qualcosa che non capiscono in tutto questo invertire. Ma, per esempio, l’opera di Lewis Carroll, molto amata dai bambini, dimostra che la logica può essere perfettamente adatta anche alla fascia di età più giovane.

All’inizio mettere in discussione le «regole del gioco» a cui siamo abituati, invertire, uscire dai binari, può essere anche frustrante, però quando i bambini capiscono a che gioco si sta giocando, entrano perfettamente nello spirito. Ovviamente i bambini spesso seguono una «logica» tutta loro: conoscere le regole della logica non significa affatto imbrigliare la fantasia, anzi. Una volta che conosci le regole della logica, ti puoi divertire – proprio come hanno fatto Carroll e molti altri – a scombinarle, a «prenderle in giro», a «prenderti gioco» di loro.

E poi, la logica è una cosa molto più articolata e complessa della semplice logica binaria, che è solo una delle tante possibili. Conoscere la logica rende più creativi e flessibili, al contrario di quello che si può pensare. Non credo che qualcuno consideri, per esempio, Dante una persona poco creativa perché scriveva in endecasillabi e seguiva rigide regole nella costruzione delle sue opere: tutto il contrario, semmai.

A scuola da Lewis Carroll e Borges

Lewis Carroll, che tra l’altro (e non a caso) era un logico matematico, in questo era un maestro: Alice nel paese delle meraviglie, di «giochini» logici ne contiene a bizzeffe. C’è una bella edizione di Alice, tradotta anche in italiano, curata dal grande divulgatore scientifico Martin Gardner, in cui Gardner evidenzia tutti questi «giochi» sparsi nel testo, che apparentemente sembrano dei non-sense.

Un esempio è un proverbio che circolava all’epoca di Lewis Carroll e che a noi, quando leggiamo il libro, sembra una cosa senza né capo né coda. Era una specie di motto di Paperon de’ Paperoni, che nel fumetto aveva inquadrato il suo primo centesimo, o il suo primo dollaro, per far capire che i grandi capitali si costruiscono dai piccoli risparmi. Il proverbio inglese originale diceva: «Take care of the pence and the pounds will take care of themselves», «bada agli spiccioli e le sterline baderanno a se stesse». Lewis Carroll si accorse che pounds e pence, spiccioli e sterline, si possono trasformare, sostituendo in entrambi i casi l’iniziale «p» con una «s», in sense (la parola esatta sarebbe sence ma la «c» di pence si pronuncia «s») e sounds.

E allora quel proverbio che prima parlava di soldi e diceva che i grandi capitali si formano mettendo insieme gli spiccioli, diventa: «Take care of the sense and the sounds will take care of themselves», «tu bada al senso di ciò che vuoi dire, e i suoni, cioè le parole, ti verranno automaticamente». Riuscire a vedere come un piccolo cambiamento produca qualcosa di completamente diverso è, per esempio, quello che succede nella ricerca scientifica.

Anche Wittgenstein si dilettava con i «giochi logici». Per esempio, in Le ricerche filosofiche dedica vari paragrafi al «vedere come», see as: vedere una cosa come se fosse qualche cos’altro. Borges è un altro autore che utilizza molti giochi logici nelle sue opere. Ecco: Lewis Carroll o Borges potrebbero essere degli ottimi libri di testo per insegnare la logica fin dalle elementari e accompagnare i ragazzi fino alle superiori.

 

I giornali come laboratorio di logica

Altro utilissimo strumento «didattico», per i più grandicelli, potrebbero essere i giornali, che si possono leggere per quello che dicono, ma si possono anche leggere per il modo in cui lo dicono, cercando di smascherare quello che ci sta dietro.

Questo contribuirebbe non poco alla formazione dei cittadini, e non soltanto degli studenti. Perché purtroppo oggi i media – la televisione, prima fra tutti, ma anche la radio, i giornali e così via – tendono non tanto a presentare le cose come sono e a insegnare, appunto, i ragionamenti corretti, quanto a fare propaganda e a «fregare» l’utente.

La logica, dunque, andrebbe insegnata fin da piccolissimi – e non soltanto all’università – perché è uno strumento propedeutico a tutti gli altri, e in generale alla comprensione delle informazioni in qualunque ambito. E per questo motivo meriterebbe un insegnamento specifico: esattamente come per l’italiano, che si insegna in maniera specifica anche se poi ovviamente lo si usa in tutte le altre materie. Come la lingua è lo strumento fondamentale per la comunicazione in generale, così la logica è lo strumento fondamentale del pensiero in generale.

Certo, ci sarebbe qualche rischio nella diffusione così estesa e profonda del ragionamento logico. Per esempio, con una collettività molto più avvezza alla logica, sarebbe ben difficile la sopravvivenza di un certo tipo di filosofia o di comunicazione politica, che con il ragionamento logico non hanno molto a che fare. E questa sarebbe una vera e profonda rivoluzione: altro che i cambiamenti cosmetici del Senato o della legge elettorale…


>> A scuola di logica – prima parte      >> A scuola di logica – seconda parte

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