piove

A scuola di logica [1]

SCUOLA Lascia un commento

– di Piergiorgio Odifreddi

Pubblichiamo la prima di tre parti di un articolo, apparso sulla rivista MicroMega 6/2014, scritto da Piergiorgio Odifreddi. Con questo articolo add editore intende aprire una discussione sulla scuola italiana attraverso articoli e libri. Iniziamo dai contenuti che devono essere insegnati essendo convinti che ciò che si studia oggi sia inadeguato a formare le nuove generazioni. Pensiamo che poi in una fase successiva vada discusso il modo in cui questi contenuti devono essere insegnati e solo alla fine quali siano la migliore organizzazione scolastica e la formazione degli insegnanti.
Odifreddi propone l’introduzione della logica sin dalle elementari perché “è indispensabile a tutti: infatti, è ciò che serve ogni volta che uno vuole capire ciò che gli altri dicono, o vuole farsi capire dagli altri”.


La logica è la grande assente della scuola italiana. Fatto curioso, visto che si tratta della ‘scienza del ragionamento’, quella che consente di capire cosa dicono gli altri e di farsi capire senza fraintendimenti, dunque propedeutica a qualunque altra cosa. Oggi invece la logica, da un lato, è roba da specialisti – filosofi, matematici, informatici – e, dall’altro, viene ridotta a retorica da chi – politici e pubblicitari – sfrutta le sue regole per ingannare l’altro. Imparare la logica fin da bambini può essere un ottimo modo per non cascare nelle trappole.

Prima di dire come sia possibile – e necessario! – insegnare la logica in tutte le scuole di ogni ordine e grado, penso sia utile darne una definizione: la logica è semplicemente la scienza del ragionamento. Quella che va per la maggiore oggi è la cosiddetta logica matematica, ossia lo studio matematico del ragionamento matematico.

Studio matematico significa che lo si fa con gli stessi mezzi che si usano per studiare la matematica: assiomatizzazioni, teoremi, dimostrazioni. Studio matematico del ragionamento matematico significa che ci si concentra su quello che è forse il ragionamento più complicato che esiste, ovvero quello che utilizzano i matematici per le dimostrazioni dei loro teoremi.

Però, benché la logica matematica sia utilissima oggi, essendo il fondamento teorico dell’informatica, essa è materia per specialisti, mentre la logica senza aggettivi – ossia la scienza del ragionamento in generale – è indispensabile a tutti: infatti, è ciò che serve ogni volta che uno vuole capire ciò che gli altri dicono, o vuole farsi capire dagli altri.

Logica, retorica e dialettica

Attualmente nella nostra società, più che la logica si studia quella che una volta i greci chiamavano la retorica o la dialettica, cioè il modo per fregare la gente, per dire le cose in modo che non si capiscano: la pubblicità in questo naturalmente è regina. Ma anche la politica, per esempio, cerca proprio di evitare che la gente capisca esattamente quel che si dice.

Ecco, uno dei motivi principali per cui si dovrebbe studiare la logica, fin dalle elementari o addirittura dalla materna, è proprio per essere allertati a questi usi (o meglio, abusi) della logica, per poterli evitare, e non diventare vittime di coloro che la logica la conoscono benissimo, ma la manipolano e la sfruttano a proprio vantaggio. Come già Schopenhauer insegnava in un suo libricino, L’arte di ottenere ragione significa in realtà cercar di convincere gli altri che uno ha ragione, senza necessariamente averla. Anche perché, per avere ragione, c’è poco da dare consigli: uno o ce l’ha, o non ce l’ha.

La logica in filosofia, matematica e informatica

Oggi la logica si insegna quasi solo nelle università, e in tre campi differenti. In primo luogo, in filosofia, per una lunga tradizione che risale ai tempi di Crisippo e di Aristotele, che sono stati i primi ad aver fatto uno studio sistematico delle proprietà del linguaggio e del ragionamento. In secondo luogo, in matematica: il sogno della meccanizzazione del pensiero risale come minimo all’Arte combinatoria di Leibniz, che è del 1666, anche se è solo nell’Ottocento con George Boole, dal quale deriva il nome delle algebre booleane, che si è sviluppata una vera versione matematica della logica. E in terzo luogo, infine, nell’informatica: la logica sta all’informatica come derivate e integrali stanno alla fisica, nel senso che è lo strumento tecnico, matematico, dell’informatica.

Ciascuno di questi ambiti naturalmente declina la logica a modo suo. Quando noi però parliamo di logica ai fini dell’insegnamento nelle scuole, è chiaro che non ci riferiamo all’Organon di Aristotele o alla Critica della ragion pura di Kant (due esempi storici di opere nelle quali la logica è centrale), e neppure agli aspetti matematici e informatici della logica.

Se piove, esco con l’ombrello. E se non piove?

Quello a cui pensiamo è un insegnamento in cui siano centrali i ragionamenti logici, ossia il corretto uso del linguaggio, delle inferenze e delle deduzioni. Facciamo un esempio: molti pensano che dire «se piove esco con l’ombrello» sia equivalente a dire «se non piove, allora non esco con l’ombrello». È invece è esattamente il contrario, perché è equivalente a dire «se non esco con l’ombrello, allora non piove».

Proviamo a pensarci un momento. Quando dico «se piove, allora…» non sto facendo nessuna affermazione a proposito di cosa faccio «se non piove»: in tal caso posso uscire con o senza l’ombrello, e non contraddico in ogni caso ciò che ho affermato di fare «se piove».

Ma se dico che «se piove, allora esco con l’ombrello», e mi vedete fuori casa senza ombrello, allora vuol dire che non piove: se no l’ombrello l’avrei preso, perché ho appunto detto che così faccio «se piove».

Ecco, la cosa interessante è che questo tipo di implicazioni, questi legami causali, che la logica rappresenta sotto la forma di espressioni del tipo «se, allora» – che poi diventano in informatica i famosi «if, then», usati nei software – è possibile ovviamente anche negarli, ma per farlo correttamente bisogna invertire l’ordine.

Nel caso in questione, se qualcuno dice «se piove esco con l’ombrello», e io penso che questo significhi che «se non piove, allora non esco con l’ombrello», allora commetto uno degli errori più comuni nell’uso della logica, e fraintendo cosa era stato detto. E la cosa succede normalmente nelle interviste, quando uno dice una cosa e il giornalista capisce e riporta esattamente il contrario!

>> A scuola di logica – seconda parte      >> A scuola di logica – terza parte

Condividi