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Scegliere per vivere, ricordare per sperare

DIRITTI, PERSONAGGI, SCUOLA, SOCIETÀ Leave a Comment

-di Enea Brigatti-

«Non so se si possa decidere di essere felici» dice Max Mannheimer quando torna a casa dopo la deportazione e si sposa con Fritzi «noi comunque lo abbiamo fatto, e per un po’ lo siamo stati».
Pensavo a questa frase oggi quando, insieme alla Fondazione Feltrinelli e al Comitato Pietre d’Inciampo abbiamo portato le studentesse e gli studenti di tre scuole milanesi a fare un passeggiata guidata per alcune tappe del monumento diffuso di Gunter Demenig, le Pietre d’Inciampo appunto.
Ci pensavo perché viviamo tempi di discorsi d’odio e di violenza crescente, tempi di propaganda senza contenuti e di capri espiatori, che hanno permesso e portato qualcuno due giorni fa a sfregiare la pietra dedicata ad Angelo Fiocchi, antifascista arrestato nel 1944 mentre si stava per unire alle formazioni partigiane e deportato a Mathausen qualche mese dopo.
Non so se si possa scegliere la felicità, ma penso che senza scelta non possa esserci felicità.

Questa occasione di ritrovo con gli studenti è il secondo passaggio di un percorso iniziato con la lettura nelle classi del libro Una speranza ostinata di Max Mannheimer, sopravvissuto al tentativo di genocidio nazista.
Una raccolta di memorie scritte di getto nel ’63 e consegnate alla figlia con la promessa di leggerle solo dopo la sua morte, da cui i ragazzi hanno iniziato un itinerario di riflessione che è passato poi attraverso un’esperienza in prima persona, fuori dalle mura della scuola, e che porterà in conclusione alla produzione di un elaborato creativo sul tema della memoria.
L’importanza, poi, della produzione finale di ogni singolo studente non è solo per lo studente in sé, ma fa parte di un progetto più ampio, perché saranno successivamente consegnate ad altre classi, altre scuole, che aderiranno al progetto, e che faranno lo stesso percorso basandosi anche sulle riflessioni di studenti che l’hanno appena terminato.
Un modo semplice ma efficace per dimostrare la forza capillare della memoria, in tutte le sue sfaccettature.

Prima della passeggiata abbiamo discusso con le classi di tre temi: il viaggio di deportazione, il ruolo dell’Italia, la memoria di primo grado e la memoria oggi, e abbiamo parlato di scelte.
Perché essere giovani consapevoli della nostra storia vuol dire riconoscere quello che sta succedendo oggi alla nostra Europa «il cerchio che si stringe» (con le parole di Paolo Rumiz) e scegliere cosa fare del futuro e del presente del nostro Paese.
E l’incontro di oggi, nello specifico, ha fatto conoscere ai ragazzi il Comitato delle Pietro d’Inciampo, rappresentato da Marco Steiner, che è intervenuto per spiegare il progetto e confrontarsi con le classi sulle riflessioni nate dal libro di Mannheimer, con il supporto di Patrizia Baldi del CDEC e di David Bidussa di Fondazione Feltrinelli.

Il Comitato delle Pietre d’Inciampo nasce successivamente a un’idea dell’artista tedesco Gunter Demnig, per contrastare l’oblio e le cattive memorie sulla tragedia delle deportazioni naziste durante la Seconda Guerra Mondiale.
La caratteristica distintiva delle Pietre d’Inciampo, rispetto a qualunque altro monumento dedicato all’Olocausto, è di creare quella che allo stesso tempo rappresenta una commemorazione personale e un invito alla riflessione.
Un semplice sampietrino quindi, come i tanti che pavimentano le strade delle nostre città, ma dalla forza evocativa senza precedenti, perché collocato davanti alle abitazioni dei deportati: un piccolo blocco quadrato di pietra (10×10 cm), ricoperto di ottone lucente che ne ricorda il nome, l’anno di nascita, il giorno e il luogo di deportazione, la data del loro assassinio.
A Milano il Comitato per le Pietre d’Inciampo è nato nel 2016, e raccoglie, probabilmente per la prima volta dopo la Liberazione e lo scioglimento dei Comitati di Liberazione Nazionale, tutte le associazioni legate in qualche modo alla memoria della Resistenza, di tutte le Deportazioni, dell’Antifascismo. Associazioni che hanno così deciso di partecipare ad un progetto importante di memoria in modo condiviso e paritetico.

Presidentessa e simbolo di questa raggiunta condivisione è Liliana Segre, sopravvissuta al lager di Auschwitz e recentemente insignita dal Presidente della Repubblica Mattarella del titolo di Senatrice a vita.
Obiettivo ambizioso del Comitato è di posare da 12 a 24 pietre ogni anno per i prossimi cinque anni.
Non sufficientemente ambizioso però, da arrivare a ricordare tutti i caduti, che solo a Milano sono stati circa 30.000. L’impegno è rivolto soprattutto a quanti si sono sacrificati e oggi non hanno più nessuno che li ricordi.

Oggi tutti ci siamo commossi tra le pietre, perché ci raccontano chi erano queste persone al di là di quello che è successo loro, e perché se c’è una speranza per il futuro passa per le giovani generazioni che sentono il peso del passato.
Per Pietro, Chiara e Sabrina, tre studenti che non danno per scontata la democrazia e che sono intervenuti durante la discussione per condividere la propria voglia di votare consapevolmente il prossimo 4 marzo, conoscendo questa storia.
Per Cristina, un’altra studentessa che, in tempi di discussione riguardo lo Ius Soli, per commentare la giornata passata fra le Pietre d’Inciampo scrive su un biglietto «non dobbiamo distinguere le persone né per sesso, età, colore o orientamento sessuale perché siamo tutti uguali, meritiamo gli stessi e pari diritti e facciamo tutti parte di una sola e stessa umanità».

Questo progetto didattico parte dalla lettura di una testimonianza speciale, perché destinata a una figlia e quindi al futuro. Continua con una ricerca negli archivi e nelle storie di famiglia, una discussione collettiva e una passeggiata tra le storie rappresentate dalle Pietre.
E terminerà con una guida per visitare le pietre di Milano, realizzata dagli studenti per le scuole che vorranno partecipare il prossimo anno.
Un modo per parlare tra pari di cosa fare di questo presente.

«Non so se si possa decidere di essere felici, noi comunque lo abbiamo fatto.»

Il progetto didattico su Una speranza ostinata di Max Mannheimer lo potete trovare qui.

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