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Ruth Hubbard tra impegno scientifico e attivismo

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-di Giulia Fuisanto-

Il 16 febbraio 1966, James Brown e Betty Jean Newsome registrano la famosissima It’s a Man’s Man’s Man’s World in un polveroso studio di New York. È facile immaginarsi Ruth Hubbard qualche mese dopo, nel suo ufficio alla facoltà di biologia di Harvard, che ascolta il brano uscire gracchiando da una radio mentre annuisce con la testa pensando che sì, il mondo è davvero degli uomini.

Ruth nasce a Vienna nel 1924 ma a quattordici anni si trasferisce con la famiglia negli Stati Uniti. Quando It’s a Man’s World è in voga, nel 1966, lei collabora come ricercatrice di laboratorio a uno studio sulla retina. L’anno dopo George Wald, professore a capo del team di ricerca di cui Ruth fa parte, vince il premio Nobel per la medicina per aver identificato gran parte della struttura del pigmento visivo spiegando i diversi modi in cui l’occhio reagisce alla luce. Lo stesso anno, George e Ruth sollevano la medaglia d’oro Karrer per le ricerche condotte sulla rodopsina, una proteina presente nella retina.

Questo traguardo segna per entrambi la fine dell’impegno scientifico e l’inizio dell’attivismo.

Ruth frequenta il Radcliffe College, ossia l’università femminile affiliata ad Harvard (all’epoca le due istituzioni avevano campus separati ma condividevano la facoltà di biologia), prima i docenti di Harvard insegnano ai propri studenti maschi e poi ripetono la lezione per le più piccole classi femminili del Radcliffe. In un’intervista al New York Times, Ruth afferma che insegnare alle donne era considerato alla stregua di un insulto e i docenti facevano poco per nascondere lo sdegno.

A vent’anni sposa Frank Hubbard, uno studente di Harvard che, subito dopo il matrimonio, parte per la guerra. Ruth si laurea e comincia a lavorare come assistente di ricerca al laboratorio di chimica per il carismatico Professor George Wald che sta conducendo degli studi per comprendere come l’occhio converta la luce in informazioni per il cervello. Ruth si occupa soprattutto di esaminare il ruolo della rodopsina in questo processo e insegna ai colleghi come affettare un occhio al meglio per poterne osservare l’interno. 

La prima volta che George e Ruth s’incontrano fuori dal laboratorio è per trascorrere un weekend in cui pedalano da Woods Hole a Cape Cod e s’innamorano l’uno dell’altra nonostante i rispettivi matrimoni e diciassette anni di differenza. Nascondono la relazione per dieci anni, fino al 1959, anno in cui si sposano.

Il loro figlio maggiore, Elijah Wald, parla dei genitori come di una coppia che ha vissuto con grande romanticismo: ogni mattina passeggiano fino al campus, pranzano assieme e la sera tornano discutendo della giornata appena trascorsa, gli inverni li passano a Cambridge le estati a Woods Hole dove fanno il bagno nudi nella spiaggia pubblica (nessuno osa criticare un ottantenne premio Nobel per la medicina e la moglie scienziata). Quando George muore, Ruth rimane scioccata: da femminista e progressista non aveva realizzato quanto il marito costituisse il baricentro della sua vita.

In Gas Molecole Vita, libro che raccoglie le Massey Lectures tenute d George Wald: sei conferenze radiofoniche trasmesse in Canada, lo scienziato si sofferma, tra gli altri, su un tema che lui reputa fondamentale e su cui Ruth Hubbard ha una visione molto simile. 

«In ambito politico, ciò che più si avvicina alla selezione naturale è la democrazia, e l’elemento indispensabile di una democrazia è la flessibilità […] l’uniformità non ha nulla da offrire all’evoluzione. L’uniformità è la morte dell’evoluzione, di qualsiasi possibile sviluppo. […] Quando ci si rende conto dell’importanza delle variazioni e delle differenze e che qualsiasi sviluppo dipende da queste, allora ci si rende anche conto che dobbiamo fare qualcosa di più che limitarci a tollerarle».

A partire dalle proteste contro la guerra in Vietnam, Ruth Hubbard si rende conto che la scienza è parte integrante della struttura sociale e che in essa si riflettono tutta una serie di problematiche. Il suo interesse passa quindi dalla scienza alla scrittura di testi che smantellino le teorie biologiche sulla disuguaglianza di genere. Ad Harvard tiene il primo corso che riflette sull’assenza di donne in campo scientifico e medico e sulle conseguenze di questa mancanza. Alle donne infatti sono destinati quelli che Ruth definiva “non-lavori” ossia piccole posizioni di ricerca e un ruolo poco rilevante nell’insegnamento. In seguito alle pressioni delle proteste femministe, Ruth Hubbard diventa la prima donna ad ottenere una cattedra come docente di biologia all’università di Harvard, resta comunque ferma nella sua posizione secondo cui l’università sarebbe rimasta, anche negli anni successivi, un ambiente ostile nei confronti delle donne.

Per tornare all’idea di diversità che secondo Wald è fondamentale a livello evoluzionistico e democratico, Secondo Ruth Hubbard se la scienza persevera nel non aprirsi alle donne, a etnie diverse e alle classi sociali meno elitarie, quello che gli scienziati costruiranno in futuro sarà deciso da un gruppo esclusivo che riflette su se stesso e perpetua se stesso. E questo influenza indubbiamente il contenuto della scienza ma anche il contesto sociale e l’ambiente scientifico più in generale. Il fatto che le conquiste femministe all’epoca avessero toccato ambiti umanistici e sociali ma avessero a malapena sfiorato il polo scientifico, la dice lunga su quanto fosse difficile far permeare ideali progressisti a soggetti convinti di fare parte di un mondo a sé.

Ed è per questo che Ruth Hubbard dedica la vita all’insegnamento facendo da mentore a una generazione di femminist*, progressist* e attivist* dell’università di Harvard e ha scritto e dedicato interi libri alla questione delle strutture di potere nella scienza e nella società. Perché le domande che ci poniamo non siano limitate a un gruppo ristretto d’individui, ma siano domande per tutti, a cui tutti  viene data la possibilità di cercare una risposta scientifica. Ruth è stata una donna straordinaria che ha affiancato un uomo brillante e insieme hanno contribuito a una visione più concreta e consapevole dell’importanza della diversità nell’essere umano.

Secondo George Wald in Gas Molecole Vita, «Una delle più importanti fonti di felicità dell’uomo è trovare un obiettivo irraggiungibile». Lui e Ruth Hubbard prima da scienziati e poi da attivisti, hanno perseguito questo mantra come due bambini instancabili perché, come afferma Wald, «Ogni bambino quando nasce è potenzialmente uno scienziato e un artista. La cosa meravigliosa, per quei pochi che alla fine lo diventano davvero, è che non dovranno mai crescere […] lo scienziato ha il privilegio di progredire, di diventare un bambino sempre più istruito; l’artista di diventare un bambino sempre più abile. Non c’è niente di meglio».

Giulia Fuisanto ama i libri, ed è curiosa come una bambina.
Ha tre passioni: leggere, scrivere e imparare. Studia al College Reporting della Scuola Holden.

Immagine di copertina: Ruth Hubbard (sinistra) con una studentessa del Radcliffe College nel 1970.

Credit: Starr Ockenga, via the Schlesinger Library, Radcliffe Institute, Harvard University

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