Pride

Pride e cambiamenti graduali: la sentenza della Corte Suprema statunitense

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In giornate in cui in tutto il mondo milioni di lesbiche, gay, bisessuali e transgender manifestano per pari diritti e contro tutte le forme di omofobia, da oltre oceano arriva una sentenza storica che cambia la società americana e, speriamo, non solo: i matrimoni gay sono legali in tutti gli Stati Uniti. Lo ha deciso venerdì 26 giugno la Corte Suprema. I matrimoni fra persone dello stesso sesso erano legali in molti stati ma in 14 continuavano a vietarli, soprattutto al sud. Coppie di Kentucky, Michigan, Ohio e Tennessee hanno fatto causa contro il divieto, e la Corte Suprema ha deciso di ascoltarle.

Ora, dice il presidente Obama, “gli omosessuali non sono più cittadini di seconda classe. L’America deve essere orgogliosa di questo passo storico”.

Due passaggi della sentenza della Corte Suprema raccontano più di tutti il complesso dibattito sul tema. Il primo passaggio è stato scritto dal giudice Anthony Kennedy – di orientamento conservatore, ma che spesso ha votato coi progressisti in materia di diritti civili – ed è contenuto nelle motivazioni della sentenza da parte della Corte. Jordan Weissmann, giornalista economico di Slate, ha scritto che le parole di Kennedy lo hanno commosso, e che le ritiene «uno dei pezzi più belli che leggerete in una sentenza giudiziaria, in assoluto». Il secondo estratto è stato invece scritto dal giudice conservatore Clarence Thomas ed è contenuto all’interno del suo parere contrario all’esito della sentenza. Il parere di Thomas è brutale nel condannare il matrimonio omosessuale ma nelle sue parole si possono ritrovare molte delle obiezioni che ancora oggi rendono l’Italia uno degli ultimi stati occidentali a non garantire nessun diritto alle coppie dello stesso sesso.


Kennedy, nella parte finale delle motivazioni della sentenza, ha scritto:

No union is more profound than marriage, for it embodies the highest ideals of love, fidelity, devotion, sacrifice, and family. In forming a marital union, two people become something greater than once they were. As some of the petitioners in these cases demonstrate, marriage embodies a love that may endure even past death. It would misunderstand these men and women to say they disrespect the idea of marriage. Their plea is that they do respect it, respect it so deeply that they seek to find its fulfillment for themselves. Their hope is not to be condemned to live in loneliness, excluded from one of civilization’s oldest institutions. They ask for equal dignity in the eyes of the law. The Constitution grants them that right.

Nessuna unione è più profonda del matrimonio, dato che contiene gli ideali più alti di amore, fedeltà, devozione, sacrificio e famiglia. Unendosi in matrimonio, due persone diventano qualcosa di più grande rispetto a cos’erano prima, separatamente. Come hanno dimostrato alcuni dei querelanti in questo caso, il matrimonio implica un amore che può durare anche oltre la morte. Affermare che questi uomini e queste donne non rendono onore all’ideale di matrimonio sarebbe irrispettoso. Lo rispettano a tal punto che lo desiderano per sentirsi pienamente realizzati. La loro speranza è quella di non essere condannati a trascorrere la vita in solitudine, esclusi da una delle più antiche istituzioni umane. Chiedono di essere trattati davanti alla legge con la stessa dignità delle altre persone. La Costituzione dà loro questo diritto.


Thomas, invece, nel suo parere negativo ha scritto:

Since well before 1787, liberty has been understood as freedom from government action, not entitlement to government benefits. The corollary of that principle is that human dignity cannot be taken away by the government. Slaves did not lose their dignity (any more than they lost their humanity) because the government allowed them to be enslaved. Those held in internment camps did not lose their dignity because the government confined them. And those denied governmental benefits certainly do not lose their dignity because the government denies them those benefits. The government cannot bestow dignity, and it cannot take it away.

Da molto prima del 1787, la libertà è stata intesa come possibilità di fare cose al di fuori dell’ambito governativo, e non di godere di privilegi garantiti dallo stesso. La logica conseguenza di questo ragionamento è che la dignità umana non può essere “sottratta” dal governo. Gli schiavi non erano meno “degni” solamente perché il governo li considerava schiavi. Le persone internate nei campi di concentramento non persero la loro dignità perché il governo li aveva confinati lì dentro. E le persone a cui il governo non concede alcuni privilegi non sono meno “degne” per via di questo rifiuto: il governo non può garantire dignità alle singole persone, e nemmeno può portarla via.


Ogni cambiamento, si sa, avviene in modo graduale. Ogni generazione deve fare un passo. Non bisogna aspettarsi risultati immediati, ma agire nel nostro tempo. Sono tante le persone che, oggi come in passato vorrebbero migliorare la società; son ben più numerose di quanto si creda.” – Lilian Thuram in Per l’uguaglianza 

per gentile concessione de La Stampa, mappa interattiva di Francesco Zaffarano

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