Palmira

Palmira: è questo l’inferno?

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– di Shady Hamadi – autore di La felicità araba

«È davvero questo l’inferno che abbiamo letto nei libri?» mi domanda Mohamed quando gli mostro le prime foto, pubblicate dallo Stato Islamico, dell’interno della prigione di Palmira. In una foto si vede una cella di gruppo. I racconti dei sopravvissuti ci dicono che in ognuna di queste celle, lunghe una decina di metri e larghe cinque, venivano stipate dalle 50 alle 100 persone. Sul muro della cella si legge parte di uno slogan “…preservare la dignità del cittadino”.

Appeso al muro dell’ufficio di uno dei responsabili della prigione c’è un vecchio ritratto di Hafez al Assad, il presidente eterno, quasi a ricordare chi ha voluto che quella prigione diventasse un buco nero dove sono scomparsi migliaia di siriani.

Il destino dei detenuti della prigione rimane ancora ignoto. MTV Libano aveva annunciato un paio di giorni fa che alcune fonti a Palmira aveva rivelato che 27 prigionieri libanesi, rinchiusi nel carcere dal tempo della guerra civile, quindi da circa 35 anni, erano stati liberati. Wadad Halwani, a capo di una NGO che si occupa di detenuti libanesi rinchiusi all’estero, ha affermato che mancano ancora conferme ufficiali.

Certo è che la presa del carcere di Palmira da parte dello Stato Islamico ha un forte impatto simbolico che sa di scempio e di tristezza. Questo carcere rappresenta uno dei simboli viventi della dittatura degli Assad e il fatto che sia stata una forza straniera, distruttrice e spietata quanto il regime, a conquistarlo è una sconfitta morale per tutti i siriani. Come ha scritto Fadi, attivista siriani, «come cittadino siriano, sento vergogna e sconfitta per la caduta della Bastiglia siriana per mano dell’Isis. Anche questa gioia ci è stata negata».

Nel caso in cui i fondamentalisti decidessero di distruggere il carcere, radendolo al suolo, priverebbero i siriani di un luogo della memoria, rendendo di fatto un favore al regime siriano impegnato a nascondere i suoi crimini, anche quelli passati.


Leggi nel nostro blog Palmira: il carcere, l’Isis e i silenzi dell’Occidente

 

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