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Nelson Mandela: l’uguaglianza è una conquista

DIRITTI, PERSONAGGI, SOCIETÀ Leave a Comment

– di Lilian Thuram

in occasione dell’anniversario della nascita di Nelson Mandela, pubblichiamo un estratto da Le mie stelle nere di Lilian Thuram.

Rolihlahla Nelson Mandela
Da diecimila giorni di prigione… alla presidenza
18 luglio 1918 – 5 dicembre 2013

Ho incontrato Nelson Mandela nel 1999 a Johannesburg, in occasione di un’amichevole organizzata dopo la Coppa del Mondo. Ricordo che nell’albergo in cui alloggiavamo alcuni non volevano credere che fossimo la nazionale francese semplicemente perché la maggioranza di noi era nera. … Quel giorno del 1999 avrei voluto che mi spiegasse come l’apartheid sia stato possibile, cento anni dopo l’abolizione della schiavitù in Francia e tre anni dopo la fine della seconda guerra mondiale. Tuttora non riesco a capire come i Paesi occidentali che avevano sconfitto il nazismo abbiano potuto sostenere il Sudafrica razzista e non abbiano reagito attivamente a quelle leggi del 1948! Non capisco come il sistema dell’apartheid, in totale contraddizione con i princìpi delle Nazioni Unite, abbia potuto godere di una tale «condiscendenza» da parte degli Stati occidentali, che si trattasse della Francia (con i suoi Diritti dell’Uomo dichiarati nel 1789), la Confederazione elvetica (con la Croce Rossa), l’Inghilterra (con i suoi grandi princìpi), gli Stati Uniti… fino a Israele!
… Di fronte a misure che ledono i diritti dell’uomo, l’African National Congress chiama alla resistenza civile, alla non cooperazione, al boicottaggio, allo sciopero.

Il 26 giugno 1952 ha inizio una «Campagna di sfida». […] Trentadue militanti entrano in una stazione ferroviaria dall’ingresso riservato ai bianchi. […] La repressione si inasprisce, ottomilacinquecento manifestanti vengono imprigionati. Mandela viene arrestato il 30 luglio 1952 insieme ad altri venti membri dell’ANC. Sono condannati a nove mesi di lavori forzati, ma la sentenza rimane in sospeso per due anni perché i giudici, benché meticolosi e decisi ad applicare la legge, valutano la loro strategia «pacifica e lontana da ogni forma di violenza». […] Il 5 dicembre 1956 Mandela e quasi tutti i dirigenti dell’ANC sono di nuovo arrestati, accusati stavolta di «alto tradimento» […], dopo quattro anni di studio dei dossier e migliaia di pagine di rapporti, l’accusa si arrende e i giudici, decisi ad applicare la legge, rilasciano i centocinquanta accusati.
Il 21 marzo 1960 a Sharpeville, a sud di Johannesburg, sessantanove manifestanti vengono uccisi e quattrocento donne e bambini rimangono feriti mentre manifestano pacificamente. I poliziotti sparano a caso sulla folla. […] Viene proclamato lo stato d’emergenza. Dichiarato fuori legge, l’ANC rifiuta di sottomettersi al regime, reagisce fondando una rete armata, Umkhonto we Sizwe, la «Lancia della Nazione». Il manifesto del 16 dicembre 1961 illustra questa scelta alla popolazione: «Nella vita di una Nazione arriva un momento in cui resta soltanto un’alternativa: sottomettersi o combattere ». Quella decisione fornisce naturalmente nuove carte al governo oppressore: nel 1962 Mandela è arrestato per incitazione allo sciopero e per aver lasciato il Sudafrica senza passaporto. Il suo processo ha luogo a Pretoria tra ottobre e novembre. Da principio Mandela tenta di ricusare quel tribunale interamente composto da bianchi. «[…] Sono un uomo nero nel tribunale di un uomo bianco. Non dovrebbe essere così

Le sue argomentazioni restano inascoltate. […] Il 7 novembre 1962 la giuria lo condanna a cinque anni di lavori forzati. […] Nel maggio del 1964 sono condannati all’ergastolo sei neri (Nelson Mandela, Walter Sisulu, Govan Mbeki, Raymond Mhlaba, Elias Motsoaledi, Andrew Mlangeni), un indiano (Ahmed Mohamed Kathrada) e un bianco (Dennis Goldberg). Senza le proteste mondiali, tra cui la risoluzione adottata dall’Assemblea generale dell’Onu, sarebbero stati condannati a morte. Sono mandati nella prigione situata a Robben Island, un’isola al largo di Città del Capo, l’avamposto più duro di tutto il sistema penitenziario sudafricano.

Durante i ventotto anni di carcere, il detenuto 46664, il numero assegnato a Mandela, riesce a conservare e persino rafforzare le sue convinzioni. «Ormai ero fuori gioco», scrive nella sua autobiografia, Lungo cammino verso la libertà, «ma sapevo che non avrei rinunciato a combattere. Mi trovavo in un’arena diversa, più piccola, un’arena in cui l’unico pubblico era costituito da noi stessi e i nostri oppressori. Consideravamo la lotta in prigione come una forma diversa di lotta nel mondo. Avremmo combattuto all’interno come avevamo fatto all’esterno. Il razzismo e la repressione erano gli stessi. Avrei semplicemente dovuto battermi in termini diversi.»
[…] È grazie al sostegno internazionale che Mandela viene infine liberato l’11 febbraio 1990, al termine di diecimila giorni di lavori forzati […].
Il 27 aprile 1994 Nelson Mandela viene eletto presidente della Repubblica del Sudafrica con il 62,7% dei voti. Una data che da allora viene festeggiata in Africa come il «giorno della libertà».


Per tutta la vita Nelson Mandela ha lottato contro l’apartheid, insegnandoci che l’eguaglianza non è un dono, ma una conquista. Quella lotta non si ferma con la sua morte: ci sono persone che si sono battute prima di lui, noi ci battiamo oggi e altri si batteranno domani per tenere viva la fiamma dell’eguaglianza. Lasciando in eredità un patrimonio di determinazione e d’amore per l’essere umano, Mandela non muore. Cammina con noi.

 

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