radici tagliani

Natale fra le mura

DIRITTI, SOCIETÀ Leave a Comment

– di Mario Tagliani – estratto da Il maestro dentro

Chi è sottoposto all’articolo 21 usufruisce di permesso di uscita all’esterno (dell’Istituto di pena), per una regola che cambia a seconda degli uomini e che bisogna però rispettare, non può stare a contatto con gli altri ospiti dell’Istituto di detenzione per evitare che qualcosa «contamini» chi sta dentro o chi va fuori.
Quando un ragazzo rientra da un lavoro esterno o da una scuola del quartiere, viene relegato lontano da tutti, in celle distanti dalle sezioni e, se è il solo a usufruire di permessi in quel periodo, si ritrova più isolato di chi sta in isolamento. Aspetta con ansia il giorno dopo per poter rivedere qualcuno…

Arriva poi il fine settimana, quel periodo che per tutti è una giusta pausa dal lavoro, ma per molti è un tempo morto, cioè un tempo con servizi e attività essenziali e niente più.
In cella ci si organizza, si gioca a carte, si guarda la Tv, ci si scambia opinioni ma per chi sta solo il tempo non passa mai, più che usufruire di un premio quella situazione sembra essere una punizione.

Poi è il momento delle vacanze di Natale che sospendono le uscite alla scuola del Centro territoriale. E che fa uno in articolo 21? Aspetta quindici giorni, quindici per ventiquattro fanno trecentosessanta ore che in cella diventano almeno mille, aspetta il nuovo anno pazientemente mentre fuori tutto cambia, mentre nelle altre celle si festeggia e si fanno gli auguri per un domani migliore? Tutte domande che ho posto, e che ci siamo posti all’interno dell’Istituto.

Come a sfidarmi, mi fu beffardamente proposto: «Perché non lo porti in vacanza con te?»
«Se voi preparate le carte in tempo, io lo porto con me a Salaghetto!», risposi senza esitare.

Portarsi in vacanza un marocchino ristretto, di religione musulmana in un paese cattolico, tra gente piena di preconcetti, e farlo passare dal sole africano alle nebbie della Pianura padana sono state due belle e incoscienti idee.

Prima della partenza ci riempirono di documenti e di raccomandazioni, di divieti e di permessi e al nostro arrivo a Salaghetto trovammo già i carabinieri del posto ad attenderci per espletare altre pratiche. Più che una vacanza per Karam era una carcerazione per me: non potevamo uscire se prima non avvisavo i carabinieri, dovevo informarli quando rientravamo e ogni volta bisognava giustificare il motivo dell’uscita. Mi chiedevo con quale criterio il giudice di sorveglianza avesse concesso una vacanza premio se era costretta e condizionata entro limiti così asfissianti e precisi, quale grado di fiducia aveva riposto in me se ogni volta dovevo giustificare le mie iniziative, se nemmeno aveva voluto convocarmi per conoscere i motivi di un’azione così al di fuori degli schemi ordinari.

Il giorno dopo il nostro arrivo a Salaghetto, un’abbondante nevicata riunì tutti i ragazzi del villaggio a spalare neve e il cameratismo che si instaurò in quell’occasione servì a rompere il ghiaccio con gli abitanti del posto. Il giorno di Natale venne a trovarci Fatima, la mediatrice culturale di lingua araba che presta servizio da tanti anni al Ferrante, disposta a cucinare cous cous per tutti. La tavola non bastò ad accogliere tutti gli ospiti della zona, fu preparato un altro tavolo che servì a condividere le varie pietanze che ognuno portava per soddisfare la curiosità di conoscere i nuovi personaggi arrivati nella contrada. Niente di meglio della tavola per stemperare le differenze, avvicinare le mentalità e proporre amicizie.

Karam fu presto conosciuto e accettato dalla comunità, lo invitarono a trascorrere l’ultimo dell’anno con altri ragazzi presso la parrocchia e il giorno dopo partimmo tutti, su concessione dei carabinieri, per una breve vacanza in montagna con il parroco e i ragazzi del paese.

In tutto questo, tra tanta neve e poco sole, Karam si comportò in maniera esemplare, mai un gesto di insofferenza, mai una richiesta fuori luogo, sempre disponibile a fare piccoli lavori e a ripassare gli esercizi di scuola insieme ai ragazzi del borgo. Lo stavo spesso a guardare mentre giocava, lavorava e studiava con i ragazzi e riflettevo su come potrebbe esser facile normalizzare esistenze sfortunate se solo qualcuno ti permettesse di crescere nei tempi e nei luoghi giusti.


Con questo articolo la nostra redazione chiude per qualche giorni, ci rivediamo nel 2016 sul nostro blog #RADICI e con tutte le novità di add editore. Buone feste a tutte e tutti.


Foto di copertina tratta dal web, di Matt Jalbert

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