borsellino e falcone

23 maggio. Mafia, legalità, società e dovere

SOCIETÀ Lascia un commento

In occasione della Giornata della legalità e a 23 anni dalla scomparsa di Giovanni Falcone vi proponiamo alcuni passaggi del dialogo tra Flavio Tranquillo e Mario Conte tratti da Dieci Passi. Piccolo breviario sulla legalità.


Legalità significa complesso di regole da osservare. Quanto è lecito per ognuno di noi metterle in discussione?

Il discorso può sembrare articolato e difficile, ma in realtà è molto semplice. Basta richiamarsi alle regole basilari di ogni società civile. Come diceva il buon Montesquieu, in ogni Stato vi sono tre poteri. Il potere legislativo, che fa le leggi, cioè le regole. Il potere esecutivo, che governa la consorteria. E il potere giudiziario, che assicura il rispetto delle regole. O, per meglio dire, sanziona chi le trasgredisce. Altra regola basilare è quella secondo cui il potere legislativo viene eletto direttamente dal popolo. Chi scrive le regole, quindi, è emanazione diretta della volontà popolare, intesa come maggioranza.

Dalla combinazione di questi elementari princìpi si ricava che nessuno di noi può mettere in discussione le regole, scritte dai nostri rappresentanti nel nostro nome, se non con gli strumenti che l’ordinamento stesso predispone per farlo. Il sindacato sulle leggi è riservato alla Corte Costituzionale, che valuta se una disposizione posta in essere dal Parlamento sia o meno conforme alla nostra norma principale, ovverosia la Costituzione.

Al di fuori di questo controllo, non è ovviamente consentito ai cittadini mettere in discussione le regole. Diversamente opinando, verrebbe meno proprio il senso dello Stato. È troppo facile, direi quasi fanciullesco, non rispettare una direttiva quando la stessa non ci piace o conviene. E poi i cittadini hanno dalla loro uno straordinario strumento di controllo del potere legislativo: le elezioni, unico vero banco di prova per valutare la correttezza dell’operato del potere legislativo e di quello esecutivo…

“Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla. Perché il vero amore consiste nell’amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare”. – Paolo Borsellino –

Le altissime parole di Borsellino richiamano tutti noi a un concetto di società non passivo, in cui non si aspetta che gli altri facciano qualcosa per poi eventualmente lamentarsene ma si prende l’iniziativa in prima persona. Nell’idea del magistrato palermitano è la determinazione del singolo, fattivo e coerente, a scrivere la storia della sua città (leggi nazione). Senza accettare supinamente che violenti, prepotenti e furbi si impadroniscano della sua fetta di collettività.

Il vero amore è cercare di cambiare ciò che non ci piace per farlo diventare come noi desideriamo, ma è complicato. Perché cambiare una persona è difficile ma forse possibile, mentre cambiare una mentalità, un modo di essere, è un compito improbo.
Non conosco persone più innamorate della propria terra dei siciliani, ma so perfettamente che non credono possibile (e forse non vogliono) cambiare il proprio modo di pensare. Quando si è cresciuti nell’illegalità e nel disinteresse per secoli, è davvero difficile mutare le proprie abitudini. Figuriamoci se ciò significa accettare il rispetto delle regole come valore fondamentale. Proprio per questo l’impegno dello Stato deve essere quello di un genitore paziente, che sa di aver sbagliato in passato con i propri figli e cerca di recuperare in fretta il tempo perduto.

Quanto contano nel controllo della legalità le sanzioni e quanto l’opera culturale di convincimento che una regola va accettata in quanto tale per garantire il sistema di convivenza?

Sono due facce della stessa medaglia. In realtà in una società civile basterebbe avere la seconda, cioè la certezza del diritto, collegata al rispetto delle regole da parte dei consociati. In una società profondamente malata come la nostra, invece, è indispensabile la prima, ovverosia la prevenzione culturale. Credo che quest’ultima debba partire proprio dalle famiglie, che sono i primi nuclei sociali, per proseguire nelle scuole e nei centri sportivi, che avrebbero un formidabile potenziale benigno al riguardo.

Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.
– Giovanni Falcone –

Condividi