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Lire c’est partir, Leggere è partire

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– di Sandra Piana –

Vincent Safrat, magro e lungo come una giornata senza leggere, salva libri come altri salvano anime. Perché abbiano una seconda possibilità, in mani nuove. Ha cominciato così, come uno straccivendolo della letteratura, recuperando i libri invenduti, gli scarti. La letteratura salverà il mondo, profetizza. Il mondo dei quartieri dove la gente non legge e scrive sui muri.

C’è del candore in quest’uomo fuori dal tempo, alto ed esuberante, che sembra uscito da un romanzo. Fantasia, ottimismo e uno spirito da ragazzo gli servono per inventarsi Lire c’est partir, l’associazione che nel 2013-2014 ha venduto 2,2 milioni di libri per ragazzi a 80 centesimi l’uno, con lo slogan: lottiamo contro la miseria con un libro.

Capitolo 1: L’educazione editoriale

Figlio della classe media (nato a Juvisy nel 1960), studente mediocre che legge solo fumetti, e non frequenta le biblioteche. Salta la casella della maturità, e comincia a fare qualche lavoretto. A vent’anni trova il tascabile dell’Educazione sentimentale, e attraverso le pagine di un classico entra nella letteratura del XIX secolo, con le sue lotte di classe, la borghesia ben pasciuta. “Con Balzac ho cominciato a frequentare ministri e deputati, con Tolstoj gli zar e Napoleone Bonaparte.” Vorrebbe diventare uno scrittore, ma gli mancano ispirazione e tecnica. “Un libro mi ha permesso di immaginare il futuro, anche altri devono avere questa possibilità. Dobbiamo lottare contro la miseria usando il libro come mezzo di emancipazione.”

Nel 1986 diventa editore, comincia stampando libri piccoli come pacchetti di sigarette.

Il progetto è ambizioso, l’avvio modesto. I mini libri che stampa vengono più rubati che venduti. Per sei anni si ostina, impara il mestiere. Poi scopre il macero. Perché, anziché fare libri nuovi, non recuperare quelli? Raccoglie tonnellate di invenduti che sono destinati alla distruzione e li distribuisce gratis porta a porta, un Robin Hood dei libri per tutti.

Nel 1992 fonda l’associazione Lire c’est partir, Leggere è partire. Chiede agli editori di affidargli i libri invenduti, ma sono sospettosi riguardo al questuante che raccoglie fondi magazzino e racconta con entusiasmo dei suoi lunghi giri in bicicletta per distribuire libri a tutti, “perché non bisogna considerare le persone come degli idioti”.

Capitolo 2. Il paradiso delle signore

Capelli lunghi e l’aria da ragazzo, gira in bicicletta per il VI arrondissement, di tanto in tanto riesce a recuperare una scatola di libri. “Li regalo alla gente delle periferie, a chi non compra libri, non rovino il vostro mercato”, dice agli editori e ai librai.

Seuil lo mette alla porta, Plon e Gallimard qualche scatola, Flammarion molte scatole, Albin Michel è il primo editore a fare una donazione consistente, ma è Disney Hachette che trasforma la sua bicicletta in un minibus: 100 000 copie tutte insieme. Si aggiungono le edizoni Milan, les editions des Femmes, Laffont.

Safrat distribuisce porta a porta, nei quartieri difficili dell’Essonne, con qualche amico. Incontra famiglie in cui i genitori non sanno leggere, ma le mamme prendono un libro per i figli piccoli. Tra un romanzo e Topolino scelgono Topolino. Ma con Topolino si apre la porta alla letteratura. Gli adulti scelgono i gialli, i manuali, i libri di cucina e di bricolage.

Uno per ciascuno, tutti possono scegliere, i ragazzi sono contenti, leggono subito e ovunque, sui marciapiedi, sui prati: il mondo sembra un posto dove tutti leggono.

Il paradiso di Safrat si prende una rivalsa sul macero.

Capitolo 3. Illusioni perdute

Invitato a pranzo dall’editore Laffont, che raduna al tavolo un po’ di colleghi, Safrat osserva quel mondo e capisce che finché interrompe il loro pranzo per chiedere libri per i ragazzini delle periferie non può funzionare. “Non hanno alcun interesse a farlo, pensavo che gli editori fossero lì per trasmettere cultura alla gente. E invece sono lì per guadagnare, per migliorare la lettura popolare”. A una trasmissione televisiva sull’alfabetizzazione, il piccolo mercante di prosa spiega la sua crociata al ministro (Jacques Toubon, all’epoca). “Formidabile, risponde Toubon, domani scriverò a tutti gli editori.” Ci vorrà un mese perché lo faccia. Gli editori archiviano le lettere senza rispondere.

Il figlio del pellicciaio, né ricco né povero, non cede. Risale sulla bici e riprende a suonare campanelli. La cultura non può essere un giardino privato. “Se nelle periferie leggono Proust o Balzac che prestigio c’è a fare l’editore”, dice con piglio astioso.

Ripete che sarebbe un bene se tutti leggessero, sarebbero più pronti, attenti e critici verso quello che ascoltano, avrebbero le loro idee. Anche un fumetto può far riflettere.

Stanco di combattere contro i mulini a vento, si scoraggia quando Disney France decide di indossare i panni di Paperon de Paperoni: basta libri gratis per le periferie, con gli invenduti si fanno delle promozioni. Nell’estate del 1996 Safrat si ritrova senza libri, e decide di cambiare mestiere.

Capitolo 4. Ballate in prosa

Nel 1998 decide di diventare editore, e trova un tipografo che sostiene il suo progetto: Brodard et Taupin gli stampa i primi 23 libri, 400 000 copie, concordando un pagamento dilazionato. E Safrat ritarda i pagamenti solo di due mesi.

“Ho passato cinque giorni a settimana sul mio minibus girando per le scuole, contattando gli ispettori nazionali, l’associazione degli insegnanti e dei genitori. “

Librai e editori fanno buon cuore a cattiva fortuna, difficile dire male di un Cavaliere delle arti e delle lettere (insignito da Mitterand) e un’iniziativa che mette i libri nelle mani dei ragazzi. Guillaume Husson, del sindacato delle librerie francesi dice “Se diffonde il virus della lettura sarà un bene per il mondo intero”.

La chiave del suo modello economico a basso costo: la quantità di copie stampate, l’assenza di intermediari (promozione, librerie). Dal 1998 a oggi sono stati pubblicati più di 400 titoli, tascabili o fumetti. Qualche classico fuori diritti, ma soprattutto libri per ragazzi. “Libri come gli altri”, taglia corto Safrat. Stampare un libro costa in media 25 centesimi, autori e illustratori sono pagati a forfait (1500 euro a ogni tiratura, che in media è di 50 000 copie, dieci volte quella normale).

Epilogo. Leggere è partire

Scuola elementare Jean Zay, a Fontenay sous Bois, nel dipartimento della Valle della Marna. Un ragazzino, col pallone, fa il palo dietro il cancello del cortile dove fanno l’intervallo. È lì, sotto i platani e sopra il gioco della campana disegnato a terra, che l’editore sistema la sua libreria di passaggio. Tira fuori dal minibus diverse scatole che appoggia su un carrello, un castello traballante che trascina fino alla sua libreria di fortuna. Apre le scatola una a una: Libri! Libri! Gli alunni di otto classi si avvicinano al teatrino ambulante, con le monete in mano. Gli insegnati li guidano nella scelta, consigliando loro di leggere sul retro del libro prima di scegliere. “Ho un euro e cinquanta quanti posso prenderne?”

Oggi Safrat continua il suo porta a porta, vendendo una quarantina di titoli, tascabili per ragazzi e illustrati. Ha cinque minibus che girano per le periferie e le campagne, 13 dipendenti e uno stipendio (1600 euro al mese). Le vendite aumentano di 100 000 copie per anno. Strano businessman Vincent Safrat, che vuole sconfiggere la miseria con un libro.


fonti
liberation.fr
lemonde.fr

video
francetvinfo.fr
youtube.com
bleublanczebre.fr

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