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La rivincita degli editor

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– di Stefano Delprete

Ho provato a capire come funzionano i Distillati la nuova collana proposta dal gruppo Rcs (se ancora si può chiamare così) con il marchio Centauria, ma dopo aver visto uno spot e aver letto qualche notizia in rete le idee non mi si sono chiarite… Non è semplice: nel sito c’è scritto “non un riassunto, non un’edizione semplificata”. Montalianamente ci dicono quello che i Distillati non sono, ma quello che vogliono invece sì: permetterci di leggere capolavori “tutto d’un fiato”.
Scorrendo la descrizione del progetto rimango stupito da quanto siano stati bravi a costruire una scatola a questo prodotto editoriale, con le parole giuste, il tocco di marketing adatto, lo slogan migliore e una descrizione che pare l’esercitazione riuscita di una brillante promessa di un corso di editoria. Ai vertici della collana, chissà, ci sarà un venerato maestro?
Non chiedetemi quindi con precisione cosa sono i Distillati, da pochi giorni in edicola, ma per semplificare immaginiamoli come la versione con meno pagine di romanzi contemporanei, sei per iniziare: Uomini che odiano le donne, Venuti al mondo, Il dio del fiume, La solitudine dei numeri primi, Le parole che non ti ho detto, Il socio.

Ora, la premessa è che far leggere le persone è un’impresa titanica quindi ben venga qualsiasi tentativo di mettere in mano a qualcuno un pezzo di carta stampato e rilegato, le cose però su cui riflettere sono: perché accorciare l’esperienza della lettura pensando così di avere più lettori? Perché dichiarare implicitamente che: “Sì i libri sono roba lunga e noiosa, ma non temere, te li faccio leggere in formato più breve, senza quella cosa che portano con sé. La noia”. Perché, ancora una volta, provare ad avvicinare al libro inventandone i limiti e “scusandosi” con i lettori per quanto fatto finora? “Come abbiamo fatto a non pensarci prima e metterlo tutto intero in libreria?! Ma dato che leggere è un dovere e il tempo per farlo è poco, non preoccuparti, il libro lo accorciamo noi”.

Capita ogni anno, con l’inizio delle scuole, che all’idea di libro vengano associati due aggettivi negativi che sono ormai entrati a far parte dell’idea che gli italiano si sono fatti dei libri: i libri sono “cari” (per le tasche delle famiglie), “pesanti” (per le schiene dei bambini)… Adesso mi pare che si voglia aggiungere un terzo luminoso elemento: “troppo lunghi”.

Tornando ai Distillati, al di là dell’operazione commerciale (ormai in quel campo vale tutto e con tutto dobbiamo confrontarci), quello che non riesco a comprendere davvero è la loro ragione di fondo: se non ho voglia di leggere Uomini che odiano le donne, Venuti al mondo, Il dio del fiume… dovrei averne di più perché i libri sono improvvisamente più brevi? E se sono un non lettore, perché mai dovrebbe interessarmi leggere una cosa che “non è un riassunto, non è un’edizione semplificata”, ma è comunque un romanzo? Oppure ci sono libri che “devono essere letti” e quindi anche i non lettori devono esser messi nella condizione di saper parlare a un’apericena, di Uomini che odiano le donne, Venuti al mondo, Il dio del fiume…?
La logica mi sfugge, forse però dietro questa nuova e filiforme collana (altro efficace pay off dell’impresa è: “il libro in meno della metà”) va letta un’altra storia, e nei meandri dell’operazione asciugatutto c’è una rivincita meritata, sudata e finalmente portata a compimento da parte degli editor. Se così fosse, tutto verrebbe ad avere un senso.

Una mattina di qualche mese fa sarà squillato il telefono su alcune scrivanie in Rcs, quelle di alcuni editor sfiniti dalle lotte con gli autori prolissi, ma per contratto intoccabili. Una voce angelica avrà loro sussurrato: “Ragazzi, bisogna tagliare.” “E quanto?” avranno chiesto gli editor sorpresi “Più della metà” avrà risposto la voce prima di interrompere la conversazione.
Immagino gli sguardi increduli e la felicità trattenuta. “Si taglia? Davvero possiamo?”
Gli editor raggianti hanno aperto i file di Uomini che odiano le donne, Venuti al mondo, Il dio del fiume… e hanno fatto ciò che da sempre sognavano. Un aggettivo? Zac, sparito. Un doppio verbo? Zac, uno solo. Un avverbio in -mente? Zac, eliminato. Un nome come Leonardo? Diventa Leo. Un personaggio farlocco? Morto. E poi zac, zac e zac ancora. Togli quella scena, elimina quell’immagine e basta con tutte queste metafore. Arriviamo al dunque.
Credo che in un definitivo istinto iconoclastico gli editor abbiano anche provato a metter mano ai titoli, ma è a questo punto che, perentorio, l’ufficio marketing ha di nuovo alzato il telefono per dire che non si poteva uscire in libreria con i primi quattro “Distillati” intitolandoli Uomini, Venuti, Dio e Solitudine. Peccato, quello sarebbe stato un gesto davvero coraggioso che mi avrebbe spinto in edicola a dare il mio obolo.

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