Zanna_Uno

Laboratorio Zanna Dura: una porta aperta per le idee, i cani, le persone.

ARTI, EDITORIA, SOCIETÀ Lascia un commento

– di Giulia Fuisanto-

Zanna Dura è un laboratorio in cui si fanno fanzine, stampe serigrafiche, incisioni e in cui si disegna, si disegna tantissimo. Zanna Dura sono Eugenio, André, Myriam e Colçon. Zanna Dura è attivismo e artigianato, uno spazio piccolo di dimensioni ma con un cuore enorme, come dice Myriam, in cui la creatività prende forma.

Eugenio e André sono una coppia, uno è grafico, l’altro insegnante di sostegno. Myriam è una giovane artista francese e Colçon è una cagna dolcissima i cui peli rimangono impressi in quasi tutte le stampe serigrafiche. Loro quattro insieme sono Zanna Dura, un laboratorio in cui chiunque voglia dare una forma a un’idea trova quattro amiche e le porte spalancate.

Tutto comincia con un furgone 

Myriam stava finendo l’accademia d’arte in Belgio e, come spesso capita agli studenti d’arte in un mondo che sembra poco accogliente per loro, ha cominciato a chiedersi cosa avrebbe fatto con quel tipo di diploma. «Sentivo di aver bisogno di uscire dall’ambiente scolastico prima di trovarmi un lavoro e di uscirne definitivamente».

Voleva conoscere gente con cui collaborare ed esplorare un po’ che cosa si faceva altrove. Così ha proposto ai suoi docenti un progetto finale originalissimo: acquistare un furgone, sistemarlo a laboratorio e partire. «Ero specializzata in incisione che, in teoria, è una disciplina che non si può spostare, io volevo rendere mobile l’immobile e vedere cosa sarebbe successo».

Myriam ha viaggiato per un totale di due anni assieme a Colçon prima di decidere di fermarsi a Torino e dare vita, assieme a Eugenio e André, a Zanna Dura.

Racconta della sua avventura rannicchiata su uno sgabello abbracciandosi le ginocchia: «Prima di partire avevo fatto dei piani di viaggio che però si sono rilevati poco realistici, mi sono confrontata con la praticità della vita nei momenti belli e in quelli più difficili. Come ad esempio quella volta in cui mi sono ritrovata a Lubiana con -12°C senza gomme da neve a mettere le catene e poi prendere l’autostrada per scappare da quei -12°C e dover togliere le catene sul bordo della strada quando inizia a fare buio. Subito dopo però è stato anche bello fermarmi alla prima area di servizio possibile, chiudere tutto e immaginarmi di essere in una baita di montagna mangiando le patatine comprate in autostrada, con Colçon a farmi compagnia».

In questo viaggio ha incontrato tantissime persone interessanti tra cui l’artista François Burland con cui collabora tuttora: «Ho fatto tantissimi incontri ma è stato bello accorgersi che la lontananza ha fatto sì che scrivessi e disegnassi per le persone di cui sentivo la mancanza». Myriam non aveva intenzione di fermarsi ma poi è passata per Torino a salutare Eugenio, suo amico e compagno all’accademia e: «Sì, mi sono fermata perché questi due scemi mi hanno fatto conoscere il ragazzo di cui mi sono innamorata e da laboratorio di stampa mobile sono diventata immobile».

Cercando uno spazio 

Inizialmente si sono stabiliti in Cavallerizza per poi spostarsi al Manituana, ma in seguito allo sgombero hanno deciso di stabilirsi in un luogo chiuso.

«Con tutto il bene che vogliamo agli spazi occupati – dice Eugenio – ma era giunto il momento di trovarci un posto con un affitto anche solo per avere la sicurezza che i nostri materiali potessero essere chiusi e al sicuro».

André mi racconta che questo posto prima era un magazzino di vendita online «di abiti tipo mercatara chic, lo abbiamo preso in affitto, tempo di dare il bianco ai muri e abbiamo aperto, di quello che c’era prima è rimasta solo l’insegna “Ke Guapa”».

Quando si entra nel laboratorio gli occhi non sanno bene dove posarsi. Sui muri ci sono stampe di vario genere, coloratissime, dal soffitto pende uno stendibiancheria pronto ad accogliere i fogli che devono asciugare. Mentre André stampa in serigrafia la copertina della sua fanzine si respira profumo di colore freso. Il laboratorio è essenziale e accogliente, davanti alla porta, su un bel cuscino a pois, Colçon sonnecchia con un fiocchetto che le spunta dal folto pelo nero.

Che cos’è Zanna Dura, in pratica

«Vorremmo che il Laboratorio fosse uno spazio in cui sviluppare idee anche non pretenziose che ci mettano in contatto con l’esterno. Magari qualcuno che ha voglia di fare serigrafia ma non sa da dove cominciare, che ha delle immagini in mente ma non sa come montarle, qualcuno che vuole fare una fanzine ma non sa da dove cominciare. Ci piacerebbe diventare un luogo dove le persone possono finire le proprie idee e completarle».

E poi c’è l’attivismo che per ognuno ha un significato diverso ma è molto presente

Eugenio: «Questo è il mio sfogo, tramite il laboratorio faccio tutto quello che non riesco a fare per mancanza di tempo o per capacità come attivista transfemminista o politica».

André: «Questo è il modo in cui sento di poter essere più d’aiuto perché magari non sono molto in grado di organizzare parate o una serata di beneficenza ma così sono in grado di comunicare un messaggio di solidarietà del tipo “non siete sole e non siamo soli, resistiamo”. Poi rispetto all’attivismo il mio modo di comunicare un’idea o un concetto è un po’ più basato sull’ironia o comunque sfrutta un’immagine buffa che cerca di far sorridere».

Myriam: «L’attivismo è un modo di vivere, deve trasudare dal mio lavoro, come si dice».

Per tutti e tre (quattro se si considera Colçon, e la consideriamo) una parte fondamentale del loro lavoro come artiste e attiviste è fare rete, incontrare le persone ed essere un anello della comunità, un punto d’incontro.
Lavoro e attivismo sono inscindibili.

Di immaginari artistici da cui attingere e di artisti a cui aspirare 

Eugenio è appassionato di X-Men: «Mi interessa come un fumetto popolare possa trasmettere, trattando di famiglie e persone non accettate dalla società, un discorso politico molto forte».
Ha imparato a disegnare da Topolino e da Asterix e Obelix con un tratto molto tondo, poi a scuola ha scoperto i graphic novel e le autobiografie a fumetti.
«Nell’ultimo periodo ho cercato di rimettermi al disegno con costanza, lo stimolo maggiore che ho ultimamente è di tipo erotico anche se non propriamente. Il corpo maschile è qualcosa da cui sono attratto e quindi cerco vari modi per impiegarlo, comunque in generale disegno esperienze personali o comunque fatti vissuti in prima persona». Tra gli artisti che ammira cita Noah Van Sciver «perché riesce a raccontare anche gli elementi più banali di una relazione in maniera spettacolare».

André disegna soprattutto gatti, ma anche fumetti, e a livello artistico apprezza Lorenzo Mattotti, a cui si sente vicino soprattutto per l’uso delle matite colorate nei fumetti.

Myriam attinge molto da esperienze personali soprattutto di donne e in particolare autobiografiche.
«Mi interessa molto la crescita come donne soprattutto da quando si è bambine e come ci si raffronta con quello che si vuole diventare». Disegna anche soggetti legati alla morte, come i fantasmi e ridendo porge un bellissimo pettine in ceramica fatto a fantasma. Ammira l’artista Julie Delporte per via dei soggetti dei suoi libri e fumetti incentrati su esperienze biografiche di donne «È un’artista molto sensibile, dolce e morbida, riesce a farmi riflettere sul fatto che dovrei esprimermi di più».

I prossimi passi 

L’obiettivo principale è quello di fare rete il più possibile con persone a cui sentono di potersi legare e con cui sia possibile condividere dei valori. «Ora l’idea è cominciare a fare tutti quei bei festival che sappiamo esserci in Italia», dice Eugenio.
«Vorremo poter ritrovare quell’atmosfera dei festival in Belgio in cui illustratori e fanzinari sembrano davvero far parte di una comunità, cosa che nei festival più patinati a volte sembra mancare.
Noi cerchiamo quel senso di unione, le persone e i legami prima di tutto».

Zanne, conoscervi è stato un piacere.

Giulia Fuisanto ama i libri, ed è curiosa come una bambina.
Ha tre passioni: leggere, scrivere e imparare. Studia al College Reporting della Scuola Holden.

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