Tomorrow

La Grecia, domani

SOCIETÀ Lascia un commento

– di Alexandros Mistriotis

Nel 2013 ad Atene abbiamo conosciuto Alexandros Mistriotis durante IETM is an International Network for Contemporary Performing Arts. In queste giornate in cui la crisi greca ed europea è esplosa in tutte le sue contraddizioni, le parole sul “Domani” di Alexandros ci sembrano ancora più attuali e urgenti. Vi proponiamo qui una parte del suo intervento che ha aperto il meeting di Atene che potete trovare in versione integrale sul suo blog.

Cari amici,

mi è stato chiesto di darvi il benvenuto nella città di Atene. Il titolo di questo incontro è: “Domani“. Ho accettato e l’invito mi onora. Parlerò in qualità di artista di questa città, di abitante di questa lingua, di cittadino di questo Stato, la Democrazia Greca, che è rimasta schiacciata sotto il peso della Storia, quindi: Signore e Signori, benvenuti nella città di Atene! E inizierò dicendo che Atene è una città invisibile, perché chiunque venga qui pensa di conoscerla già. Atene occupa un luogo simbolico che è ritenuto essere alla base fondante del nostro mondo contemporaneo. Questo è il motivo per cui le persone non sono capaci di guardare, vedere, ascoltare cosa stia davvero accadendo qui. E non è qualcosa di nuovo; è stato così negli ultimi duecento anni almeno.

Quando vivevo all’estero, spesso la gente mi chiedeva da dove venissi. Mi divertivo a giocare a “Indovina da dove vengo”. La cosa sorprendente era che raramente le persone rispondevano: Grecia. Anche se li aiutavo. La Grecia, il più delle volte semplicemente non era lì. Era oltre l’Orizzonte. Questo non è un caso. C’è una ragione per questo, intrinsicamente collegata all’impasse attuale, la “crisi”. Non quella locale, la crisi greca, ma la crisi dell’Europa in senso più ampio.

Probabilmente avete già sentito parlare di Lord Elgin, che prese le sculture del Partenone e le portò, letteralmente, a casa… a casa sua! Ma sapete quale fu la prima cosa che fece quando arrivò a casa? Le lavò accuratamente. Perché? Perché non erano abbastanza bianche. Conservavano ancora parte del colore originale che avevano nei tempi antichi. Quindi, invece di imparare da ciò che aveva visto, lui aggiustò la realtà in modo da adeguarla alla sua versione della storia. Una versione della storia asservita a uno specifico bisogno, quello della sua società e del suo tempo: il colore antico doveva essere cancellato. In qualche modo, mi identifico anch’io in quei membri della città che sono stati lavati via e che hanno così perso qualcosa di se stessi. Sento, come greco, che io e le persone che vedrete nelle strade e di cui proverete a capire i discorsi, siamo parte di quello stesso corpo che è stato lavato più e più volte e che non è stato in grado di adeguarsi all’idea che gli altri avevano di lui. Ed è così condannato a fallire ancora, e ancora.

Oggi-Domani
Abbastanza timidamente ho già parlato del “Domani” e delle tentazioni che vi giacciono all’interno. Vale a dire la disperazione o la società totalitaria. Atene è un terreno particolarmente carico di valore simbolico, è intriso di “significato”. È per questo che è appropriato parlare del futuro qui, in questo luogo. Questa è la terra delle domande coraggiose, non delle risposte. La terra di enormi impasse e audaci speranze. Questa posizione eccezionale è accompagnata da paura e lotta costante. È come una pioggia che cade sulla terra e sulle persone senza il loro consenso. Ma è localizzata, è qui, e siamo obbligati a prenderci carico della situazione. È facile vedere che l’importanza delle cose è amplificata.

Ho vissuto la maggior parte della mia vita accanto all’Acropoli. L’ho veramente odiata. Adesso, quando esco e la vedo, mi sento elettrizzato. Ora possiamo vedere che le nostre cosiddette democrazie sono malate ed esauste. Così le contraddizioni della Storia dell’Acropoli sono ulteriori segnali di una Democrazia da intendersi come ricerca. Soprattutto oggi. Atene è un campo di battaglia, dove migliaia di persone muoiono ogni giorno, fisicamente e psicologicamente. Tuttavia non dovremmo dimenticare che un campo di battaglia è sempre un punto di incontro. E tenendo questo in mente, da solo, anche un campo di battaglia si trasforma. Abbiamo un confine entro cui possiamo influenzare la situazione. La lotta è implacabile ed estenuante. Se si sceglie questo percorso, vi auguro chiarezza della mente per distinguere correttamente le cose, forza, in modo da saper sopportare, e attitudine, per abbracciare la felicità ogni volta che appare. Questa è Atene e, come tutti i luoghi, anche lei detiene il segreto del mondo nei suoi dettagli. Il fatto che si parli del “Domani” qui, oggi, è già una dichiarazione del fatto che il futuro non è contro il passato, ma che ha bisogno di analizzarlo. Dimostra anche che il futuro non ignora il tempo presente, questo presente “critico”, pieno di lacune e di domande divora-uomini. Mentre parliamo, un’enorme trasformazione sta avvenendo in modo “catastrofico”.

L’esperienza greca non avvalora la frase “La crisi è un’opportunità”. Se lo è, è un’opportunità per pochi. Permettetemi di ricordare, però, che il termine “catastrofe” (Καταστροφή) prende origine dal teatro, più precisamente dalla tragedia. È un termine ambivalente, che non è chiaro se indichi di un momento di sollievo o un momento di dolore assoluto. Lo stesso vale per la parola “crisi” (Κρίση) che vuol dire “giudizio”. E giudicare una situazione non significa agire in stato di emergenza trascurando i propri valori. Giudicare significa, innanzitutto e soprattutto esaminare e porre attenzione sulla ricerca della verità. La crisi è il momento in cui incontriamo la verità, la verità che cerchiamo tutti i giorni della nostra vita, anche se non abbiamo il coraggio di ammetterlo. Avviciniamoci alle cose ora. Sembra che l’economia, la politica, la cultura e la società siano senza meta e perciò incapaci di funzionare insieme. C’è un problema nelle nostre strutture simboliche. I significati, gli strumenti che abbiamo per descrivere, capire e quindi di seguito decidere sembrano rotti. Siamo testimoni della nascita di una grande mancanza di senso. E una mancanza di senso suggerisce che abbiamo allo stesso tempo un problema di legittimazione. Perché, come è chiaro, le istituzioni e i loro rappresentanti parlano una lingua in cui non credono. Ingannano la società. E visto che non abbiamo affrontato questo problema di legittimazione, esso è diventato sempre più grave, si è trasformato in un problema di governabilità.

Vivere insieme diventerà sempre più difficile. Come se questo famoso “terreno comune” diventasse sempre più limitato.

In Grecia, esiste un’interessante relazione tra la parola erotisi (ερώτηση) che significa “domanda”, e la parola erotas (έρωτας) che non significa erotico nello stesso senso che ha in inglese. Eros è una parola che disorienta, che trova posto tra amore e passione, che indica allo stesso tempo la mente e il corpo. Si tratta di una schiacciante necessità dell’essere.

Quindi nonostante erotas ed erotisi siano così simili non sono etimologicamente connesse. La loro radice comune è ancora più profonda. Non hanno dato alla luce qualcos’altro. Provengono e conducono allo stesso posto guidati da un’urgenza invincibile. Con questa connessione profonda tra domanda e desiderio, tra eros e ricerca della mente per la luce e per la verità, per qualcosa difficile da definire, raggiungo la fine del mio intervento.

Il desiderio è la carne del resto della nostra vita mentre ci dirigiamo verso il “domani”.
Il desiderio ci commuoverà, costruirà i nostri giorni mentre desideriamo vivere, capire, creare. Queste possibilità non sono mai semplici né sicure, così come non è mai chiaro se il buio sia oscuro e se la luce illumini.

Il domani rimane una domanda e potremmo considerare questa domanda come la ricerca di ciò che sono la bellezza, la verità e la bontà.

Leggi l’intervento integrale di Alexandros Mistriotis (Inglese)

 

Condividi