Anna Magnani – Carcere

L’amore in carcere

DIRITTI, SOCIETÀ Leave a Comment

Da pochi giorni è stata presentata in Senato una proposta di legge che potrebbe rendere meno drammatica la situazione delle carceri italiane. Fosse approvata domani infatti nascerebbero le “stanze dell’amore” nei nostri centri di reclusione, ovvero locali dove i detenuti potrebbero intrattenere rapporti affettivi senza controllo visivo. Ma non solo: sono quattro le novità proposte nel d.l. 1587 “Modifiche alla legge 26 luglio 1975, n. 354, e altre disposizioni in materia di relazioni affettive e familiari dei detenuti”, presentato a gennaio in Senato dai senatori Lo Giudice, Manconi, Bencini, Cirinnà, Della Zuanna, Favero, Fedeli, Filippi, Ghedini, Guerra, Idem, Margiotta, Mastrangeli, Pagliari, Palermo, Pezzopane, Spilabotte.

Gli obiettivi sono quelli di “rendere più umano il periodo di detenzione, affinché alla fine della pena, sia più facile il reinserimento nella famiglia e nella società” e “aiutare il detenuto a vivere e consolidare i propri rapporti affettivi”. I senatori partono constatando la drammaticità del presente dove la situazione può variare molto di struttura in struttura.

“L’attuale drammatica situazione dei nostri istituti penitenziari, relativamente al sovraffollamento carcerario, fa sì che al di là della buona volontà e della disponibilità dei direttori e degli operatori, i colloqui tra le persone condannate ed i familiari si svolgano in sale affollate, rumorose, dove sono presenti spesso anche bambini o minori: ciò impedisce di esternare i propri stati d’animo e contribuisce a determinare uno stato di profonda frustrazione. Per superare tale condizione, si propone di riconoscere ai detenuti il diritto di trascorrere alcuni periodi di tempo con le persone con le quali vi è un rapporto affettivo, in appositi locali, o in aree aperte ove meno difficile è il rapporto umano.”

La proposta di legge è composta da quattro semplici articoli che permetterebbero di garantire ai detenuti un incontro al mese di durata non inferiore alle tre ore consecutive con il proprio coniuge o convivente senza alcun controllo visivo e il  diritto a trascorrere mezza giornata al mese con la famiglia, in apposite aree presso le case di reclusione; per i detenuti stranieri la possibilità di colloqui telefonici con i propri familiari residenti all’estero e, per i detenuti di buona condotta, permessi di quindici giorni ogni sei mesi da trascorrere con il coniuge.

Un percorso sicuramente in salita, ma un progetto che aiuterebbe anche il lavoro dei tanti operatori che ogni giorno cercano di rendere le case di reclusione italiane più moderne e umane. È possibile visionare il d.l. e seguirne l’iter parlamentare sul sito senato.it.

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