Elizabeth Pisani – Picture by Paul Lakatos

Invisibile ogni tanto risaltava: l’Indonesia raccontata da Elizabeth Pisani

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-di Ilaria Benini-

Ho incontrato il suo nome, Elizabeth Pisani, in un piccolo scaffale in legno dentro la sede della Lontar Foundation a Jakarta. Avevo conosciuto il fondatore pochi giorni prima a Singapore, al festival dell’organizzazione Asia Pacific Writers & Translators. Avevo scambiato quattro chiacchiere con il mitologico John McGlynn fumando una sigaretta kretek seduti sul bordo di un’aiuola perfettamente rasata e mi ero poi data appuntamento con la sua assistente Wikan a Jakarta.

John McGlynn è uno dei primi e principali traduttori di letteratura indonesiana in inglese e, decidendo di fondare insieme agli autori Goenawan Mohamad, Sapardi Djoko Damono, Umar Kayam e Subagio Sastrowardoyo, la Lontar Foundation nel 1987 ha assunto il ruolo fondamentale di ponte verso il resto del mondo.

Siamo a luglio del 2014, sono gli ultimi giorni di Ramadan. Mi imbarco su un taxi in direzione Lontar, sperando che il viaggio fili liscio e di avere tempo per dedicarmi ai libri. Ieri ho perso l’opportunità di conoscere Richard Oh, regista e scrittore, perché, nonostante siamo nella stagione asciutta, ha piovuto così tanto che la strada per raggiungere la Reading Room  dove mi aveva dato appuntamento era totalmente allagata e le macchine non ci potevano passare. Amo comunque il caos di Jakarta, la sua vitalità, i suoi imprevisti. Oggi il cielo è azzurro e splende il sole. Mi infilo nel primo taxi bluebird disponibile e capisco subito che mi è andata male, l’autista ha un’aria strana, gli occhi lucidi, è stanchissimo. Metro dopo metro noto che la sua spossatezza è devastante, non riesce a smettere di sbadigliare e inizio ad avere quel dubbio che ti fa chiedere se intervenire o lasciare che le cose vadano come capita. Un dubbio che sulle strade d’Asia mi si è posto innumerevoli volte. Tentenno, tentenno, tentenno finché Are you ok? chiedo. Ok ok. E… Sbam! Shit! Merda. Abbiamo tamponato una delle centinaia di auto da cui siamo circondati. Siamo in mezzo a una rotonda immensa, macchine una addosso all’altra cercano di farsi strada. Devo dileguarmi in fretta. Gli infilo in mano le banconote per pagare la tratta percorsa e mi butto in mezzo alla strada, corro, salto sui marciapiedi, non ho idea di dove sono, non ho internet nel telefono e decidere in quale di queste strade a 4/5 corsie cercare un altro taxi e quale direzione prendere è fondamentale. Ma il mio scarso senso dell’orientamento non aiuta e dopo alcuni minuti di vana valutazione vado a caso.

Arrivo alla Lontar in ritardo di un’ora, ma Wikan mi fa capire che non è un problema, c’è l’aria condizionata, mi viene offerto un bicchiere d’acqua e ho tutto il tempo di spulciare tra i titoli esposti. Metto da parte un po’ di cose, Seno Gumira Ajidarma, Leila S. Chudori, Joko Pinurbo, Dewi Lestari, Lily Yulianti Farid, Afrizal Malna, Ahmad Tohari… e poi ecco, questo nome dall’inquietante aspetto italiano: PISANI. Sto iniziando a scegliere i primi titoli da tradurre e pubblicare per add editore e mi sono data una regola: solo autori autoctoni. Ok, quindi questo non finirà in nessuna libreria italiana, ma leggendo la quarta di copertina di Indonesia Etc. Exploring the Improbable Nation ho la sensazione che potrebbe insegnarmi qualcosa di questo paese che adoro. Lo aggiungo alla pila degli acquisti.

La scena successiva mi vede ridere in lacrime mentre divoro il libro di Elizabeth Pisani sudando copiosamente sul mio letto a Yangon, unico luogo di casa in grado di proteggere il tempo della lettura grazie a una zanzariera giallo sbiadito.  È perfetto. È perfetto. Inizio a fare ragionamenti più realistici e meno ideologici, decido con il primo libro selezionato di rompere con la prima regola che mi sono data: quest’Asia la vogliamo raccontare, esplorare, amare, capire davvero? E allora un’autrice come Elizabeth Pisani è l’ideale per chi voglia avvicinarsi e innamorarsi del meraviglioso e straordinariamente vario arcipelago indonesiano.

Sono sempre senza Internet, a casa come sul telefono. Domani mattina quando il minibus mi accompagnerà downtown nel piccolo co-working space dove sta prendendo forma il progetto Asia, farò qualche ricerca in più su questa Elizabeth Pisani e su questo libro.

Le scrivo una mail. Scoprirò che nel Regno Unito e negli Stati Uniti il suo libro è piaciuto molto, a fine anno comparirà nelle classifiche dei migliori libri di viaggio e dei migliori libri di politica. Sta lì il grande godimento di questa lettura per persone curiose, permette di capire la struttura della governance indonesiana fluttuando tra le onde su un traghetto derelitto accompagnati dalla personalità unica di un’osservatrice acuta e rodata da 25 anni di esperienza in Indonesia. Siamo a fine 2014, ho chiuso la trattativa con Wylie e anche se non ho ancora incontrato Elizabeth di persona già la stimo commossa per la sua attività e prospettiva prismatica. Quello che è venuto dopo è una relazione estremamente stimolante, sia da un punto di vista professionale che personale, e qui di seguito trovate la mia intervista video a Elizabeth Pisani in occasione della sua seconda visita in Italia, quando ha presentato Indonesia ecc. Viaggio nella nazione improbabile al pubblico del Circolo dei Lettori a Torino e a quello di Bookcity a Milano (la prima volta invece è stata ospite al Festival di Internazionale a Ferrara).

 

Immagine di copertina: Elizabeth Pisani fotografata da Paul Lakatos.

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