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#GiroDeiSindaci, un camper, 2000 km, sindaci e cittadini. Appunti di viaggio

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– di Marco Giacosa – in occasione del #GiroDeiSindaci

Giovedì si parte.
A che ora?
Boh.
L’hai fatta la valigia?
Ovviamente no, non ancora.
«Porta il ferro da stiro», dice Lorenzo-di-add.
E no che non lo porto: a parte il peso, chi lo usa?

Si parte giovedì e mi sento una rockstar: sette date, otto appuntamenti. Si parlerà di sindaci, del libro L’Italia dei sindaci, se ne parlerà con i sindaci, se ne parlerà soprattutto con tutti quelli che verranno.

Mi piacerebbe che gli incontri fossero spazi non di presentazione ma di discussione: il rapporto “io > aiutato da qualcuno > presento a voi” non mi piace, preferisco un “io > aiutato da qualcuno > racconto che cosa abbiamo fatto < voi parlate, dite che cosa ne pensate > assieme, se ne discute”. Non è un semplice gioco di frecce: è un’impostazione mentale.
Vorrei si scendesse nei dettagli: che alla fine sono l’unica cosa che conta. Le parole “patto di stabilità”, “tagli”, “dissesto” esistono e hanno una loro funzione: bene, noi parleremo di come si traducono queste parole nella vita di tutti i giorni, quale è l’impatto sul cittadino, su di noi.
Costruire la palestra per le scuole elementari che la comunità attende da anni, i soldi ci sono, ma (“patto di stabilità”) non si può: come fa un sindaco? Trovare una sede per l’associazione degli alpini: prima il comune poteva pagare l’affitto, adesso (“tagli”) non si può più: come fa un sindaco?
Arrivano soldi che non si possono però usare per coprire le buche, servono per pagare i fornitori, giacché (“dissesto”) il comune era insolvente, i cittadini credono però che quei soldi servano per l’asfalto: come fa un sindaco?
Ritorniamo nei luoghi che ho visto qualche mese fa, quando sono andato a capire quale Italia vedono i sindaci e quale è questa Italia-dei-sindaci. Perché il sindaco?
Perché quasi nessuno di voi ricorda i nomi di cinque deputati, pochi ricordano i nomi di due consiglieri a caso della vostra regione, qualcuno forse può fare il nome di uno o due eurodeputati, se dicessi: ministro dell’ambiente del governo Letta – (in carica fino al 14 febbraio 2014, non 1956) – nessuno saprebbe la risposta, eppure tutti, tutti voi sapete chi è il vostro sindaco, magari lo conoscete di persona, senz’altro sapete chi c’era prima di lui, possibile vi ricordiate anche tre o quattro nomi all’indietro.

Il sindaco è, per tutti, il volto dello Stato sul territorio.

Davanti al Comune ci si incatena, è colpa del sindaco se non c’è lavoro, e se non è colpa non importa, è al sindaco che ci si rivolge. Molti cittadini non conoscono i confini istituzionali, sanno però che se hanno una, una sola possibilità di essere ascoltati, quella possibilità la giocano con il sindaco. E il sindaco c’è.
Non l’assessore regionale.
Non il consigliere provinciale.
Non il senatore.
Davanti al municipio ci si dà fuoco, è il municipio che si occupa, è al sindaco che si spara: il libro è idealmente dedicato a Laura Prati, sindaco di Cardano al Campo, provincia di Varese, uccisa in quanto sindaco da un disperato: stava alla sua scrivania, l’uomo entrò e la uccise. Era il 2013. Morire perché sindaco.
Ripartiamo, in camper, per il Nord. Venite, vi divertirete: parleremo in maniera leggera di questioni complesse, faremo spazio ai racconti. I burocrati li lasciamo nei palazzi.
Si parte il 23, da Udine: nel libro ho scritto che non c’è per vederla periodo dell’anno migliore del dicembre prenatalizio. Sono convinto che sarò smentito (soprattutto perché questa volta la mia amica Simonetta l’osteria la prenoterà, e non verremo rimbalzati). Poi Collaredo di Monte Albano, Bergamo (ci vidi Atalanta – Napoli il 1 aprile del 2001, e con i sindaci c’entra perché a me piace parlare anche del backstage del libro, di come si fa un libro come questo, anche di come si scivola facendo un libro come questo, e il calcio c’entra perché al sindaco di Fiuggi chiesi che cosa successe quando la Juventus andò a giocare a Frosinone, e lui rispose: «Niente», e che doveva succedere, ed è una domanda che ancora oggi mi fa ridere aver fatto, e mi fa ridere pensare a cosa pensassi il sindaco potesse dire), poi Ancona e Jesi, lo stesso giorno (quindi a un certo punto ci si alzerà, e diremo: «Scusate, dobbiamo andare», proprio come i comizianti della politica – o le band), e poi le mie amate Siena e Genova, e casa, Torino, dove racconteremo il racconto del viaggio sulla strada dell’Italia dei Sindaci.

Tutto è racconto.

Adesso mi fermo, vado a fare la valigia. In camper, quindi no bagaglio a mano. E però nemmeno il ferro da stiro, anche Daniela-di-add dice che non sa che farsene, la sua religione, dice, le impedisce l’utilizzo.

Venite sulla nostra strada, vi divertirete.

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