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Cronaca dall’esilio: un pessimismo con cui fare i conti

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– di Shady Hamadi – autore di Esilio dalla Siria e La felicità araba

Oggi comincia un giro di incontri, circa venti, che durerà un mese e mezzo. Ma non è questo il punto. Ho spesso detto che il libro, scrivere un libro, è uno strumento per fuggire da un sentimento di impotenza che ti circonda. Di fronte a quello che accade in Siria avresti voglia di scappare, ma non puoi fuggire da te stesso e da un dovere: quello di dare voce agli altri. Ieri ho parlato con diversi giovani siriani che vivono in varie zone della Siria. Abbiamo parlato a lungo. Non potendo essere li, con loro, è importante capire quello che pensano e come vedono il loro presente, futuro e passato. Ed è proprio quest’ultimo, il passato, che scompare. Nessuno di loro, di quelli con cui ho parlato, riesce a ricordare e raccontare il passato: “sono completamente risucchiato a vivere l’oggi. Non riesco a raccontarti il passato, se non alcuni momenti”. Quei momenti sono tracce di un’altra vita che pare distante anni luce. È proprio da questa vita distante anni luce, millenni, che in molti hanno creduto che tutto dovesse ricominciare. Chi oggi imbraccia le armi, chi è vittima o carnefice, spesso era qualcos’altro, prima. Quel prima cerchiamo con tanta ostinazione, per ricucirlo all’oggi: dove siamo, cosa facciamo. “Ora si è rassegnati al fatto che i giorni scorrano uguali” mi ha detto un altro, con una voce che tradiva commozione – un sentimento che bisogna provare, senza vergogna. “Ma il futuro come sarà?”. Tutti dicono che non c’è futuro: “lo vedo con pessimismo” è la risposta.

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