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Cronache dall’esilio: un altro passo

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– di Shady Hamadi – autore di Esilio dalla Siria

Fra quindici giorni, uscirà per add editore il secondo capitolo di una trilogia sulla Siria cominciata con La felicità araba. Storia della mia famiglia e della rivoluzione siriana. All’inizio non sapevo che avrei composto tre libri dialoganti fra loro ma, negli anni che ci separano dalla pubblicazione de La felicità araba, mi è parso chiaro che non poteva terminare lì il percorso “verso e dentro” la Siria. Troppe questioni si palesavano e si sovrapponevano nella tragedia siriana: l’esilio; l’indifferenza e l’impegno sono alcune di esse. Queste tre questioni che ho appena elencato potrebbero non essere tangibili nell’immediato, eppure coinvolgono milioni di persone e hanno un effetto concreto sulle loro vite.

Esilio dalla Siria. Una lotta contro l’indifferenza è un volume nel quale riassumo queste e altre questioni. Tutto, tutto quello che ho visto e raccontato, è accerchiato, assediato, dall’esilio, il mio nuovo esilio, cominciato nel 2011 e che continua a durare anche ora. Pensavo di essermi lasciato alle spalle questa condizione in cui ero nato, invece oggi ci sono ripiombato, meno solo, forse, con milioni di altri siriani. Ma l’esilio, anche se si è in tanti a viverlo, è fatto di una solitudine totalizzante. Viviamo nei ricordi di quello che era e nella speranza di un futuro che però sembra ancora più cupo: cerchiamo il ritorno e gli amici e le amiche che si sono persi per strada.

L’esilio è costituito anche d’indifferenza e da qui nasce il sottotitolo “una lotta contro l’indifferenza”. Lo sa bene chi si occupa di Siria e quotidianamente è costretto a combattere contro il senso d’impotenza che nasce dal fatto che l’opinione pubblica – dal tuo vicino di casa, al più affermato dei commentatori – pare non preoccuparsi di questa tragedia, la nostra. O meglio, quando se ne preoccupa lo fa attraverso discorsi geopolitici in cui l’umanità, il dolore o la gioia, non hanno spazio.

L’indifferenza, quella che combattiamo ogni giorno, è quella che non tiene da conto la giustizia che vogliamo e preferisce l’impunità perché è troppo difficile comprendere l’altro, il siriano e la sua storia, quindi sono meglio analisi superficiali e frasi come “in Siria c’è la guerra. Non ci sono vittime, sono tutti colpevoli”. La difesa che possiamo opporre per arginare ragionamenti del genere è quella di “una lotta culturale”, capace di fornire gli strumenti per una comprensione della nostra società e per attrarre l’attenzione costruttiva delle persone. In questo senso, penso che scrivere sia un’arma efficace per la creazione di questa resistenza, ma c’è bisogno d’impegno.

In questi anni, dal 2011 al 2015, ho tenuto diversi diari nei quali ho appuntato ricordi, sensazioni e riflessioni. Ho conosciuto diversi siriani e siriane che incarnavano “l’impegno”: quello nella propria società. Giovani che hanno fatto della lotta delle idee la loro ragion d’essere e che dopo essere stati costretti all’esilio dalle loro case, dalla Patria, nei Paesi dove hanno trovato rifugio hanno cominciato a impegnarsi nelle più svariate attività. Ho provato a tracciare dei ritratti, fissando su carta ogni dettaglio dei momenti che hanno condiviso con me. L’ho fatto perché penso che se c’è un ruolo dello scrittore c’è n’è uno anche del lettore: quello di farsi ambasciatore di ciò che legge e di impegnarsi affinché ciò che ha colto nelle pagine di un libro abbia effetti positivi intorno a lui.

Esilio dalla Siria. Una lotta contro l’indifferenza spero che sia uno strumento d’indignazione per il lettore. Sta a lui capire come usarlo.

Per quello che ho potuto, ho provato a immortalare su carta le emozioni, i sentimenti di chi ho incontrato, spingendomi oltre a quello che osservavo. Alcune domande, per me fondamentali, rimangono aperte: “come si relaziona l’anima dell’essere umano alla guerra?”; “riusciremo a recuperare l’infanzia che oggi viene violentata quotidianamente?”; “riusciremo, noi siriani, a fare una critica radicale di noi stessi?”.

Durante i mesi di promozione del libro ho deciso di tenere una rubrica dal nome “cronache dall’esilio”, nella quale proverò a fare una cronaca degli incontri con le persone. Continuerò a indagare dentro il mio esilio personale e in quello di altri, tentando di raccontarne ogni sfaccettatura, nell’attesa del ritorno.

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