fo

Addio Dario Fo, che combatteva le battaglie di tutti

ARTI, SOCIETÀ Lascia un commento

– di Shady Hamadi – autore di Esilio dalla Siria

Esistono gli intellettuali universali, quelli che sono disposti a combattere le battaglie di tutti. Sono figure capaci di ascoltare chiunque abbia un’idea, una critica o una proposta. Con una grande ironia riescono a esprimere tutto il loro sapere e la loro erudizione. Per me, Dario Fo era così. Ho avuto tanto da lui, pur non avendolo mai incontrato dal vivo.

Anni fa, ricevetti una chiamata da una amica che mi avvisava che ‘il Maestro’ e sua moglie, Franca Rame, mi citavano – riportando stralci di un mio post – in un articolo, pubblicato sulla Repubblica, in cui candidavano Malala al premio Nobel per la pace. Rimasi incredulo: avevo ventiquattro anni e credevo che i grandi non guardassero mai ai giovani, sicuri del fatto che non avessero nulla da dire. Invece Fo, dimostrando il suo naturale altruismo, la sua predisposizione all’ascolto dell’altro dava retta a un ventiquattrenne, addirittura citandolo.

Mi misi in contatto con la segreteria di Fo, ma non riuscii, con grande rimpianto, a ottenere un incontro a causa dei numerosi impegni del Maestro.

Poi, scrivendo il mio primo libro, La felicità araba. Storia della mia famiglia e della rivoluzione siriana, provai a chiedere al Maestro di scrivere l’introduzione e lui lo fece. Fu uno dei più grandi onori della mia vita. Ma, ancora, mi chiedevo come fosse possibile che un premio Nobel ascoltasse un giovane ragazzo, mentre molti altri, fra scrittori e intellettuali, non avevano neanche risposto alle email. Pensai che ci doveva essere una generazione, la sua, che, avendo vissuto il dramma della guerra e delle privazioni della libertà, aveva maturato una naturale empatia verso l’altro ed era disposta a difendere le cause di tutti, anche quelle già perse – per dirla alla Zizek.

Ma, a prescindere da questa vicenda, che simboleggia la grandezza di un uomo, la perdita di Dario Fo è profonda perchè lascia un vuoto che pare oggi incolmabile. Bene o male, con contraddizioni e non, Fo era un punto di riferimento nel mondo culturale e politico per molti, a prescindere dal colore ideologico. È stato uno dei riferimenti morali della mia generazione, quella degli anni ottanta/novanta.

Se chiudiamo gli occhi e proviamo a pensare a un intellettuale vero: uno disposto a scendere con i metalmeccanici, a combattere le battaglie degli studenti, a tenere conferenze pubbliche in una piazza o in grandi consessi credo che, oggi, non ci sia più un altro come lui.

Fo ha saputo riempire di impegno il nostro tempo.

E, nel mio piccolo, posso testimoniare con certezza l’empatia – straordinaria – e la volontà di ascolto che un grande intellettuale universale ha avuto verso molti, sopratutto verso i giovani: oggi perduti in un vuoto ancor più incolmabile.

Condividi