pordenone

Cronaca dall’esilio: impegno e giovani

SOCIETÀ Leave a Comment

– di Shady Hamadi – autore di Esilio dalla Siria La felicità araba

Duecento ragazzi e ragazze. Sono gli studenti venuti ad ascoltare il dialogo fra me e Goran Vojnovic, regista e scrittore sloveno. Il titolo dell’incontro era “un diverso esilio” . E quello vissuto da me e da Goran è un diverso esilio nel modo in cui ci ha colpito e nei luoghi che ci sono stati preclusi o concessi. L’esilio – siamo stati d’accordo entrambi – è qualcosa di fondamentale e che deve tornare sulla bocca delle persone quando vediamo la marea di profughi, esiliati, che arrivano nei nostri paesi perchè costretti a abbandonare le loro patrie. Un giorno, un rifugiato siriano mi disse: la a’ndi watan badylan – non ho una patria sostitutiva. E allora lo spaesamento, l’estraniamento diventano esperienze che colpiscono la vita di ognuno, plasmandola. “Che cosa possiamo fare? Non abbiamo riferimenti, c’è il pd, la lega o il movimento 5 stelle ma sono tutti uguali e non sono interessati a noi o a questi problemi. Da dove cominciare?” è la domanda che un ragazzo mi ha fatto. È una domanda importante che spesso mi fanno. Rivela che c’è, c’è fra i giovani e non solo, chi si interroga chiedendosi “cosa possiamo fare e dove possiamo guardare per incanalare le energie?”. Io ho risposto onestamente. Gli ho raccontato dei sorrisini, che ancora oggi durano, che qualche adulto faceva quando si trovava un giovane ventenne di fronte, seduto al tavolo dei relatori. I sorrisini dei politici, quelli che mi davano e mi continuano a dare pacche sulle spalle, e basta, quando parlo della Siria, ma potrei non parlare della Siria ma del mondo del lavoro. C’è l’idea diffusa che i giovani non abbiano nulla da dire e quindi non gli si da peso. Poi c’è il sistema clientelare che parte dal mondo della cultura, del lavoro e arriva fino alla politica: non ti lasciano spazio se non sei amico di qualcuno o il figlio di. Questo sistema mi ricorda quello in alcuni paesi del mondo arabo che con il protrarsi del tempo e di questo sistema sono caduti in mano dei soliti nomi e gruppi. Allora, visto che mancano riferimenti, bisogna ripartire da zero: attiviamoci partendo dal nostro condominio e arriviamo alla Siria. Leggiamo libri e discutiamone, ma discutiamo con una cultura dell’ascolto verso l’altro perchè potremmo mettere in discussione quello che noi crediamo. Creiamo questa resistenza culturale dal basso che non può essere esercitata da una classe intellettuale italiana semplicemente perchè questa non c’è. Allora Pordenonelegge, e altri festival, diventano arene civili dove confrontarsi e incontrarsi per crescere insieme.

Condividi