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Cronaca dall’esilio: gli arabi non sono predisposti alla libertà

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Non c’è alternativa per gli arabi. Possono scegliere soltanto fra: il fondamentalismo o un regime. Loro non hanno avuto la rivoluzione francese; l’illuminismo e, quindi, non possono avere la libertà”.

Questo, più o meno, il commentato di un signore durante l’incontro che ho tenuto ieri alla Libreria Zabarella di Padova. Ho risposto per le rime, forse in una maniera poco diplomatica e un po’ furente. Il fatto è che, con il senno di poi, ho capito che è in questa osservazione parte del problema.

Il punto nodale è la nostra visione dell’altro. Dire “gli arabi non possono avere la libertà perché non hanno mai avuto una esperienza di pratica della libertà” ha un significato profondo che si intreccia con la storia della nostra civiltà, Occidentale, che potremmo cominciare a mettere in discussione. In sostanza c’è chi pensa che gli altri, coloro oltre i confini di questa nostra civiltà, non possiedono nella loro natura il libero arbitrio, cioè la capacità di scegliere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. In questo senso, facendo eco alle parole di Frantz Fanon, l’uomo del terzo mondo avrebbe bisogno – a detta loro – di un tutore che lo controlli e lo gestisca perchè incapace di uscire dalla sua condizione selvatica. È qui che sta il problema: l’idea che esista una civiltà, della quale noi facciamo parte, che in se ha La libertà, L’uguaglianza e è, appunto, La civiltà oltre la quale c’è solo la barbarie. Tutti gli altri sarebbero da inculturare, elevandoli verso di noi.

Il problema profondo, che anche quel signore a Padova dimostrava, è la lettura parziale della storia e degli stereotipi che si sono sedimentati a tal punto da entrare nel senso comune. Chi guarda e parla degli arabi, o del sempre dibattuto islam, spesso non ha conoscenza del passato. Così, ho raccontato al signore, e alla platea, che una esperienza di libertà c’è stata in Siria. Ed è quella fra il 1952, anno della caduta di Shishakli, e il 1958, unità fra Siria e Egitto. Furono anni in di libertà e di contraddizioni. Quindi, l’esperienza di libertà,  è presente nella storia siriana.

La sfida che i giovani arabi ci pongono quotidianamente, continua ad essere quella di riconoscerli. Ma perchè questo avvenga dobbiamo smetterla con i nostri compromessi: morali e politici. I primi ci fanno vedere gli altri inferiori a noi. I secondi ci impediscono di trovare una soluzione reale.

Ringrazio Barbara, proprietaria della bellissima libreria Zabarella, a Padova, per la stupenda ospitalità.

 

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