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Cosa vedere al Torino Film Festival 2017: una guida non ragionata

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-di Enea Brigatti-

«I film liberano la testa» diceva Fassbinder. Ma a volte, quando ce ne sono troppi, ci si spaventa.

Il Torino Film Festival dura una settimana e qualche giorno. Spesso davanti ai programmi delle rassegne cinematografiche ci si scoraggia: troppi film, troppe repliche a orari differenti, troppi nomi uno di fianco all’altro e così si perde l’occasione di recuperare film che meritano una visione sul grande schermo o che non arriveranno mai nelle nostre sale, quantomeno non nel breve. Allora ho pensato di fare una lista prettamente arbitraria: questi sono i miei consigli, sono i film di cui parlerei a un* amic* davanti a una caffè, tediandol*.
Ci sono capolavori, attesi ritorni, classici nascosti, e novità promettenti.

COLO di Teresa Villaverde

Quando sono andato a Lisbona ho noleggiato una bicicletta per girare meglio la città: non è stata una buona idea, perché notoriamente Lisbona è tutta su e giù. Ma io non lo sapevo, conoscevo la città solo attraverso i film di Pedro Costa e Teresa Villaverde. Film disperati e disperanti, nessun presente e nessun futuro, solitudini e destini segnati. Film che raccontano un crollo, figurato e materiale.Un pomeriggio mi sono perso, in piena periferia, allora ho fermato una signora che poteva essere la mia mamma per chiedere un’informazione. Qualcosa nel mio inglese incerto deve aver rivelato le mie origini orrendamente brianzole, perché la signora ha chiesto subito se potevamo parlare in italiano. Lei era di Bologna, in Portogallo per motivi lavorativi. Io avevo una mezza idea di trasferirmi lì, complice una certa idea romantica della città. La signora, dopo avermi detto come ritornare in centro, si è congedata facendosi promettere di non pensarci nemmeno al trasferimento lusitano: “C’è una crisi tremenda qui, tu non immagini neppure”.
Teresa Villaverde ha un posto speciale nel mio cuore, ma ho già scritto troppo, quindi dirò solo che credo nei cerchi che si chiudono e il suo nuovo film Colo parla della crisi portoghese e delle conseguenze sulla vita di una famiglia borghese.

DARK RIVER di Clio Barnard

Sette anni dopo il documentario The Arbor e il film The Selfish Giant, torna Clio Barnard con Dark River, che racconta del difficile rapporto tra due fratelli, assieme dopo molti anni a causa della morte del padre. La trama sembra un po’ una minestrina riscaldata, ma nelle mani della Barnard l’unica certezza è che sarà stravolta e elevata al massimo delle sue possibilità. E Ruth Wilson, protagonista nel film, è una delle attrici migliori in giro, sia in teatro che in cinema che in tv. Ci siamo capiti: della Barnard bisogna fidarsi e basta.

NOTTE ITALIANA di Carlo Mazzacurati

Anni Ottanta, drammi e delta del Po. Notte italiana è stato il film degli esordi clamorosi: Carlo Mazzacurati alla regia, la Sacher Film di Angelo Barbagallo e Nanni Moretti come neonata casa produttrice, e Marco Messeri da attore protagonista. Il Torino Film Festival ne festeggia i 30 anni ricordando anche Mazzacurati, morto purtroppo nel 2014, con una proiezione presentata dai produttori Angelo Barbagallo e Nanni Moretti, la vedova Marina Zangirolami, il protagonista Marco Messeri e lo sceneggiatore Franco Bernini. Perfetto da vedere per poi recuperare il resto della filmografia del regista, un film meglio dell’altro.

OUT OF THE BLUE di Dennis Hopper

Tutti i ragazzi appassionati al punk nei primi anni 2000 in Italia, dopo aver consumato i dischi e tutta la letteratura possibile a riguardo, ad un certo punto si scontravano contro il grande fantasma di Out of the Blue, mitico e misterioso film di Dennis Hopper su una ragazzina ossessionata da Elvis e il punk. Poi è arrivato internet e il sipario si è alzato; e se andrete a vederne le proiezioni programmate al TFF vi renderete conto anche voi, come quei ragazzini in fissa con il punk, che tutta la leggenda è meritata. Nessuna redenzione: out of the blue, into the black è davvero la versione cinematografica del manifesto No future del ’77.

PARIS, TEXAS di Wim Wenders

Paris, Texas di Wim Wenders è un film che non ha bisogno di presentazioni. Ma quest’anno è morto il suo protagonista, Harry Dean Stanton, uno dei migliori attori da quando il cinema è una cosa che esiste, e questa mi pare un’occasione perfetta per rivedere la sua interpretazione migliore (oltre a quella in Repo Man, ma questa è un’altra storia).

THE DISASTER ARTIST di James Franco

Tommy Wiseau, uomo impenetrabile dal passato misterioso, nei primi 2000 dirige/scrive/produce/recita in The Room, il “Quarto potere dei film brutti”, che diventa in poco tempo un cult, di quelli con le proiezioni notturne piene di spettatori vestiti come i protagonisti, che lanciano oggetti allo schermo e urlano dialogo all’unisono.
Greg Sestero, amico di Wiseau e suo malgrado costretto nella produzione di The Room, nel 2013 pubblica The Disaster Artist, un memoir sulla sua esperienza sul set, ma, soprattutto, sulla loro complicata e profonda amicizia.
James Franco, attore/regista/sceneggiatore che negli ultimi anni è riuscito a liberarsi dall’immagine di bello e dannato per buttarsi in un milione di progetti all’anno, decide di fare un film a partire dal libro, e di interpretare lui stesso Wiseau, con suo fratello Dave Franco nella parte di Sestero.
Presentato al SXSW, The Disaster Artist ha ricevuto solo recensioni super positive e sembra davvero un gran film, divertente ma senza malizia, che riesce a calibrare perfettamente la comicità delle vere – per quanto assurde – storie di produzione di The Room con l’amicizia tenera e, a modo suo sincera, tra Tommy e Greg.

THE FLORIDA PROJECT di Sean Baker

Di The Florida Project ho sentito parlare solo benissimo. Non bene, o proprio bene: solo benissimo. Sean Baker s’è già fatto un nome anche in Italia un paio di anni fa con Tangerine, il suo film precedente, ma questo, il racconto magico e divertente dell’estate di una bambina di 6 anni che vive con la madre e altri bambini in un motel a pochi passi da Disney World, a quanto pare dev’essere il suo capolavoro, e l’attesa è alle stelle. Sabato 2 la proiezione sarà presentata da Baker stesso. Mi sembra abbastanza.

THEY di Anahita Ghazvinizadeh

J ha quattordici anni; il suo pronome di riferimento è “loro” e sta cercando di definire al meglio la sua identità. They racconta, in modo intimo e lieve, le quarantotto ore precedenti alla sua decisione di intraprendere il cambio di sesso, è scritto e diretto da Anahita Ghazvinizadeh alla prima prova di lungometraggio, e prodotto da Jane Campion, una garanzia.

CENTO ANNI di Davide Ferrario

Tra Caporetto, Resistenza, piazza della Loggia e crisi demografica, Ferrario parte da una domanda sulle conseguenze della sconfitta e ci racconta gli ultimi cento anni del nostro paese con sguardo lucido e voce potente. In anteprima proprio al TFF, Cento anni vede la partecipazione, tra gli altri, di Franco Arminio, Massimo Zamboni e Marco Paolini. Di Ferrario parleremo ancora sempre su questo blog più avanti, con l’uscita del suo Incendio “Scherma, schermo”.

UNA PIETRA, UN NOME, UNA PERSONA di Alessandro Bronzini

Un cortometraggio importante che fa il punto sul lavoro del Museo diffuso della Resistenza di Torino riguardo memoria come necessità quotidiana. Un progetto che parte dall’installazione dell’artista Gunter Demnig Pietre d’inciampo, portato avanti con dieci scuole torinesi, i cui studenti si sono confrontati in prima persona con gli orrori del nazifascismo e la storia della città di Torino, un passo alla volta.

Immagine di copertina di Violaine Leroy.

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