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Colonia e la colpa collettiva

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– di Shady Hamadi – autore de La felicità araba
Abbiamo chiesto a due nostri autori:il giornalista italo-siriano Shady Hamadi e la giornalista Alessandra Di Pietro, da sempre impegnata sui temi della libertà, delle donne e dei diritti, un commento sui fatti di Colonia

In questo e nel precedente post le loro opinioni.


Hanno stuprato a causa della visione della donna nell’Islam.

Sono tutti così. Stupidi noi che li abbiamo accolti.

Sono alcune delle considerazioni più ricorrenti intorno alla vicenda di Colonia che, in fondo, per alcuni, è la conferma dell’incompatibilità con “lo straniero” che oggi è identificato nell’arabo­-musulmano.

I criminali di Colonia, colpevoli di aver derubato, violentato e molestato decine di donne vengono giudicati in quanto musulmani. Mi spiego meglio. Dalle prime pagine dei giornali ai i principali notiziari; dai partiti xenofobi a quelli cosiddetti moderati hanno posto subito l’accento sulla religione dei colpevoli: sono musulmani – nordafricani e siriani.

È a causa della loro fede islamica – dicono quelli che stanno strumentalizzando l’accaduto – che questi uomini hanno molestato e stuprato le nostre donne.

Se non fossero stati musulmani, probabilmente non ci si sarebbe interrogati sulla compatibilità della visione della donna nell’Islam e quella della donna in Occidente. Con molta lucidità, dovremmo condannare e perseguire i responsabili in quanto stupratori, non dovrebbe interessarci connotare la loro appartenenza religiosa.

Addirittura, qualcuno si è spinto a cercare le motivazioni della creazione del branco andando a scavare nella mentalità tribale araba dell’epoca pre-­islamica, così, tanto per ricordarci che questi musulmani rimangono comunque sub-umani, gente non sviluppata.

Personalmente, credo che le generalizzazioni, il tentare di dire che tutti i musulmani sono come “quelli dell’Isis” o “quelli di Colonia” non faccia altro che alimentare un circolo vizioso di odio. Si creano le condizioni ideali perché ci sia sempre il sospetto verso “l’altro”.

State a un braccio di distanza da qualsiasi straniero

ha detto il sindaco donna di Colonia. Questo vuol dire cedere alla paura che chiunque “diverso da noi”, magari un po’ più scuro di pelle, possa essere in agguato, pronto a farci del male.

Possiamo vivere così? Possiamo rinchiuderci nelle nostre case? Possiamo generalizzare, sempre, come vuole qualcuno, le colpe di pochi su tutti? La colpa di un singolo o di un gruppo di individui dovrebbe essere confinata a loro, senza tracimare nell’accusa verso una cultura o una religione.

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