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La violenza sulle donne a Colonia e “a casa nostra”

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– di Alessandra Di Pietro – autrice de Il Gioco della bottiglia

Abbiamo chiesto a due nostri autori: la giornalista Alessandra Di Pietro, da sempre impegnata sui temi della libertà, delle donne e dei diritti, e il giornalista italo-siriano Shady Hamadi un commento sui fatti di Colonia.

In questo e nel prossimo post le loro opinioni.


La dinamica dei fatti di Colonia è una cronaca ancora tutta da chiarire. Comunque vada, per avere qualche strumento in più consiglio di leggere Perché ci odiano di Mona Eltahawy (Einaudi). Blogger, giornalista e attivista, Eltahawy spiega in modo chiaro, puntuale e definitivo che c’è una questione politica, sociale, culturale aperta di patriarcato e di maschilismo diffusa nei paesi arabi e dentro la religione islamica. Leggendo il libro, è evidente come sostanziali comportamenti verso le donne siano tipici delle religioni tout court – il controllo del corpo e della sua purezza – e dei sistemi patriarcali – il controllo ad esempio sulla libertà di movimento. Come dire: anche noi in Italia ne sappiamo qualcosa giusto? En passant ricordo: violenza domestica, donne uccise, molestie per strade, contrasto alla libertà sessuale e alla libertà di aborto, ecc. tenetelo a mente in tutto il post.

Torniamo a Colonia. Ovviamente, le migrazioni di massa portano anche a casa nostra questi elementi fondativi che talvolta si saldano con i nostrani (di ispirazione cattolica o maschilista) e Michel Houellebecq ha disegnato scenari imaginifici non così irreali nel suo Sottomissione (Bompiani). Altrove invece, nei Paesi che adottano politiche efficaci di empowerment delle donne, il peggio della misoginia rimane vivo dentro le case. Ecco Eltahawy denuncia con chiarezza che il silenzio sul maschilismo arabo e islamico è possibile perché a destra o a sinistra sul corpo delle donne si media sempre al ribasso, sui diritti delle donne nessuno si sogna di fondare una campagna di boicottaggio, il Paese occidentale progredito non amerebbe crociate economiche né culturali serie e durature perché le donne sono segregate o lapidate. Questa denuncia deve fare riflettere soprattutto a sinistra dove l’incubo di non fomentare l’islamofobia porta a sottovalutare o a ignorare la misoginia e la violenza verso le donne. Capisco che viviamo in un Paese dove il Ministro dell’Interno dice frasi tipo: “Prima gli italiani” e Matteo Salvini viene invitato in tv come fosse un politico degno o un pensatore, ma dobbiamo agire come se l’integrazione non fosse messa in discussione – perché non è giusto né sensato rifiutarla – puntare dritto alla qualità di ciò che vogliamo unire, migliorare ed escludere in questo processo di convivenza e fusione.

Qui siamo libere perché dal dopoguerra a oggi in massa lottiamo ogni giorno per i nostri diritti, c’è stato un gigantesco movimento femminista che ha permeato la politica, la società e la vita di tutt@, c’è un cambiamento culturale pubblico e privato in atto che dà ottimi risultati tra gli uomini intelligenti, le giovani generazioni e qualche volta in Parlamento: ma comportamenti patriarcali sono lì dietro l’angolo, da poco sopiti e messi in sordina ma pronti a esplodere in un attimo. Per esempio, la reazione ai fatti di Colonia. Gli xenofobi di destra e di sinistra, gli ignoranti e i fascisti che pensano di fermare la migrazione o issare muri, chi si indigna e chiede esami di antisessismo agli immigrati (e invece ai proprio figli, mariti, capiufficio e sottoposti no? Tutti galantuomini) e anche coloro che non nominano la misoginia dei comportamenti di chi è cresciuto nei Paesi arabi che ben si salda con la misogina dei local, ecco fanno tutti il gioco patriarcale che non ha confini e gioca al ribasso sulla libertà femminile. Dell’una e dell’altra parte.


Immagine di copertina tratta da Un’ora al giorno almeno bisogna essere felici, Laboratorio Zanzara

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