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Ballare sul grande nulla: Inchiostro Festival

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-di Enea Brigatti-

«Pensavo peggio, Alessandria.»
Quando emergo dalla stazione mi viene in mente questo messaggio di Matteo della sera precedente.
C’è qualcosa di Alessandria che non riesce a sottrarsi al luogo comune: insieme a Novara, rappresenta nell’immaginario collettivo il concetto di grigiore assoluto.
Mi fermo qualche istante per cercare gli occhiali da sole nello zaino e quando rialzo lo sguardo penso: peggio?

Sono le 11,30 di un sabato di inizio giugno: la luce e l’ombra hanno contorni netti, il caldo si appiccica alla camicia che a sua volta si appiccica alla schiena, i colori delle cose sembrano essere stati trattati con la candeggina.
Alla fermata siamo stati in pochi a scendere dal treno, gli altri passeggeri che affollavano la tratta Torino-Genova non si sono mossi: le ciabatte, i pantaloncini e il telo mare che sbucava dalle borse fluorescenti tradivano altre intenzioni, più consone alla stagione.
Per avvicinarmi alle porte di uscita del vagone calpesto con gli anfibi il mignolo di una ragazza in infradito seduta di fronte a me: il mio conflitto interiore con le spiagge fatica a placarsi, anche nei gesti involontari.
Attorno a me, nel piazzale della stazione c’è il vuoto: non si muove nulla, l’unico taxi si rifugia all’ombra più consistente cercando un fresco che non può esistere a queste condizioni, due controllori fumano nervosi aspettando il prossimo turno, la pensilina del bus è deserta.
Mi incammino.
Cinque anni fa, un gruppo di persone piene di buone idee e di determinazione hanno pensato che sarebbe stato bello che ogni primo fine settimana di giugno ci fosse un appuntamento fisso ad Alessandria dove dare spazio ai migliori illustratori, calligrafi, stampatori italiani e stranieri.
Qualcosa che si differenziasse dalle canoniche fiere del fumetto, avesse un’identità riconoscibile e soprattutto fosse aperta anche a coloro che non necessariamente appartenessero al settore.
Nel 2013 parte così Inchiostro, una cosa piccola che sta per esplodere per dirla con il Cognetti che mi piace di più.
E che negli anni successivi poi è esplosa davvero, diventando un punto di riferimento nella città e fuori.
Una ricetta efficace quanto semplice, a patto di essere preparata con amore e competenza: una volta individuato in città un luogo meraviglioso, tanto funzionale quanto sottoimpiegato per quelle che sono le sue potenzialità – in questo caso il chiostro di Santa Maria di Castello –  si invitano cinquanta fra illustratori, calligrafi e stampatori a stabilirsi lì per non più di sessantaquattro ore con l’obiettivo di lavorare dal vivo, favorendo l’interazione fra spettatori e artisti.
Non la solita mostra, quindi: piuttosto qualcosa di simile a una residenza d’artista, ma più festosa e partecipata.
«Guardate attentamente il nulla, perché il nulla non è quello per cui voi lo prendete»: lo dice Daniil Charms in Casi, una raccolta dei suoi testi migliori pubblicata da Adelphi per la prima volta nel 1990.
Sono le 11.30, le porte di Inchiostro si aprono fra quattro ore: un anticipo sostanzioso, dettato dall’ansia del ritardo, delle distanze percorribili su rotaia, del regionale che per sua definizione non può essere contemporaneamente anche veloce.
Vale la pena camminare, abitare questo tempo dilatato, guardare dietro questo grande nulla che può sembrare la città al primo sguardo.
Passati i grandi giardini antistanti la stazione iniziano i palazzi, le vie apparentemente tutte uguali, la macchine parcheggiate in fila, le serrande dei negozi abbassate.

Sono abituato a camminare: semplicemente, vado veloce.
Una frenesia di andare che non riesco a razionalizzare, forse dovuta agli anni dell’università in cui scommettevo se, partiti insieme, sarei arrivato prima io a piedi del tram numero 24 che percorre tutta via Ripamonti e porta (anche) alla facoltà di Beni Culturali della Statale di Milano.
Ma oggi no, proseguo a zig-zag, caracollo lento sui marciapiedi, tengo la punta del naso alta e la macchinetta fotografica a sudare nel palmo della mano.

Alessandria vista da vicino è come una grande radiografia dell’Italia dagli anni cinquanta in avanti, quella che si è sviluppata sul concetto di provincia: in controluce si possono immaginare i pavimenti in graniglia di marmo delle case, i tavoli di formica dei bar, le strade deserte il giorno di ferragosto.
Le stesse strade vuote che mi trovo a percorrere ora, l’ora di pranzo che si avvicina e monopolizza l’attività domestica ben prima del momento del sedersi a tavola, forchette e coltelli che tintinnano con le stoviglie come unico segnale di interferenza nel mutismo delle tapparelle tenute a metà per non lasciare entrare il caldo.
Nell’architettura di questi palazzi bassi, nell’eternit che sopravvive sui tetti e nel ferro battuto dei balconi a ringhiera, nei negozi di vendita al dettaglio che resistono e nelle insegne di quelli chiusi che hanno dovuto soccombere alla grande distribuzione, nei campanili delle chiese che si confondono con le forme appuntite dei ripetitori elettrici, nelle caserme abbandonate e nelle piazze dove non si incontra più nessuno: in ognuna di queste cose mi sembra concretizzarsi il codice genetico del nostro Paese che è stato così bene immortalato dal cinema di Zurlini e Mazzacurati, dai racconti di Celati Tondelli, dalle fotografie di Luigi Ghirri.
E chissà se è solo un caso che la casa editrice che ha pubblicato il libro che più ha cambiato il nostro modo di guardare le cose, quel Viaggio in Italia voluto proprio da Ghirri e che univa i più importanti fotografi della sua epoca attorno al tema del nuovo paesaggio italiano – la provincia – sia stato pubblicato da una casa editrice proprio di Alessandria, Il Quadrante.

Senza una meta precisa, conoscendo già la città in maniera superficiale mi ritrovo in una delle piazze principali, quella dove si affaccia un bellissimo cinema purtroppo attualmente impacchettato per motivi di restauro.
Le elezioni comunali incombono: solitario, nel mezzo della piazza, si erge un piccolo balcone componibile, destinato il giorno dopo a ospitare un comizio della leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni.
Scatto qualche foto: mi sembra un’immagine giusta per raccontare molte cose.

Ma si sa, la provincia non è solo romanticismo e macchine del tempo: è spesso crudele, claustrofobica, chiusa.
Lo dice bene Bassani in Cinque storie ferraresi: «Il forestiero passa, e la gente seduta al caffè guarda e sogghigna. A certe ore della giornata, però, gli occhi si fissano in maniera particolare, i respiri addirittura si mozzano. Di che massacri immaginari non sono mai responsabili la noia e l’ozio della provincia? È come infatti se la pietra del marciapiede antistante debba essere squarciata all’improvviso dall’esplosione di una mina di cui il piede del forestiero, dell’ignaro, sia in procinto di urtare inavvertitamente il detonatore.»
Mentre tento di capire se la foto è riuscita o meno si accosta un signore:
«Serve qualcosa?»
«Scusi?»
«Cosa c’è di tanto bello da fare una foto qui?»
Ha una spilletta di Alleanza Nazionale appuntata al taschino della camicia.
«Hai fatto una foto al nostro palco?»
Il tono non è minaccioso, ma molto scocciato. Non so cosa dire, così abbozzo:
«Ah sì, sono di un giornale, sto facendo le foto per un articolo sulle elezioni.»
«Non ti ho mai visto, di che giornale sei?»
«Volevo dire di un sito internet, non è un giornale vero.»
«Ah ok, la Meloni è domani comunque. Come si chiama il sito?»
«Spazio B.»
«Mai sentito. Ma è di qui, di Alessandria?»
«No, è un sito nazionale.» (cosa diamine sto dicendo)
«Vieni domani, la Meloni è domani.»
«Domani non posso, arrivederci.»
Vado.
Arrivato con un margine ampio mi sono fatto prendere la mano, come direbbe Celati, dalla «passione per il mondo così com’é» e ora rischio di arrivare tardi all’apertura delle porte di Inchiostro.

Le ultime novità in fatto di tecnologia hi-fi.

“Animalia”.

A pochi metri di distanza da “Animalia”.

Mentre sono alla cassa per pagare il biglietto d’entrata sento una voce forte e chiara «Enea, sbrigati che ti stiamo aspettando!»
È Matteo: all’improvviso qui non sono più un forestiero.


Raccontare Inchiostro è molto difficile (ci era riuscita benissimo Lorenza Natarella qui), è una questione di atmosfera che si percepisce: l’estate in potenza, il mondo che per due giorni si fa piccolo tanto da stare tutto dentro a un chiostro, l’eterogeneità del pubblico, la quantità di cose belle da vedere e da fare, l’aria sospesa, gli impegni e i pensieri lasciati all’ingresso.

Per questo motivo, il martedì successivo ho chiamato al telefono Andrea Musso, illustratore illustre nonché uno dei cinque fondatori del festival insieme a Giancarlo Sansone, Luca Zanon e Riccardo Guasco, e Guido Bisagni (in arte 108) per farmi raccontare con calma come è nato il progetto, come si è sviluppato e tentare di fare un bilancio di quello che Inchiostro dopo cinque anni dalla prima edizione rappresenta per la città di Alessandria, e non solo.
Con lui ci siamo concentrati su alcune parole e alcuni concetti, in modo da delineare una mappa di navigazione per capire bene cosa sia Inchiostro.
Andrea non si è risparmiato e in quasi due ore di telefonata è emerso molto chiaramente qual è il segreto dietro la riuscita del festival: una passione grande così (oltre ad altrettanta competenza, ovviamente).
Finita la chiamata, per una sera mi sono addormentato fiducioso nei confronti del domani.

Passato e presente del Festival
Inchiostro nasce da un gruppo di persone che operavano da anni nel campo delle arti visive ma che stentavano a trovare in città lo spazio per potersi esprimere: io lavoro da freelance, come disegnatore ho sempre girato per le varie fiere e festival dell’illustrazione, Riccardo Guasco insegnava mentre sviluppava il suo segno e la sua “voce” unica come illustratore, 108, artista sempre in giro per il mondo nei diversi festival di street art, Luca Zanon, architetto, era stato all’estero dove aveva vinto dei bandi per esercitare la propria professione, Giancarlo Sansone, a capo dell’Associazione PropostAL, ha sempre animato importanti iniziative culturali in città.

Da sinistra a destra: Riccardo Guasco, Luca Zanon, Andrea Musso, Giancarlo Sansone. (foto di Michele Masoero)

A un certo punto ci siamo detti: ma se si facesse qui, ad Alessandria, qualcosa di bello e che non esiste altrove e che prendesse spunto da tutte le cose che abbiamo visto?


Era necessario superare l’idea di Alessandria come luogo di opportunità al minimo, soprattutto per i giovani.
Le arti visive per noi erano l’argomento da cui partire, soprattutto il recupero di una certa manualità: la nostra città è considerata grigia, in bianco e nero e questo bianco e nero è diventato il leitmotiv del festival, il motivo minimo a cui tornare per poter vedere la semplicità di una realtà che ha molto da dare.
Abbiamo puntato al recupero di una serie di attività manuali per combattere quella sensazione di appiattimento che le nuove tecnologie, i computer, portano con sé; così abbiamo pensato che potesse funzionare non un’esposizione, ma un’attività performativa da residenza artistica.
Alessandria nasconde tante cose buone fra le quali Borgo Rovereto, in cui si trovano gli edifici più antichi della città tra cui un chiostro del duecento percepito in passato da tutti come spazio vuoto nonostante ospitasse l’ufficio turistico e un ostello e vi fossero organizzate saltuariamente delle attività.
Era nell’immaginario comune un portone grosso sempre chiuso con una porticina più piccola a cui accedevano quelli che sapevano che non era l’entrata della canonica di un prete ma di uno spazio statale.
Quindi dopo una serie di serate fra persone che si dedicavano ad attività creative e che frequentavano gli stessi posti, si è deciso di dare vita a un’edizione zero, provare e vedere cosa sarebbe successo.
Il chiostro era sì utilizzato, ma la cosa passava quasi inosservata, ora invece grazie alla preziosa collaborazione dei giovani gestori dell’ostello Il Chiostro abbiamo un importante partner dentro quel luogo che organizza iniziative in maniera continuativa, oltre ad Alexala che contribuisce e collabora attivamente al festival.

Per la prima edizione 108, Riccardo Guasco e io ci siamo messi ‘in cartellone’, per testimoniare ai colleghi che andavamo a coinvolgere che si trattava di un progetto serio.
L’idea non era semplice da raccontare, ma sperimentata è risultata vincente nel suo tenere in equilibrio impegno e leggerezza, che è ciò che a volte consente di creare meglio.

Miguel Tanco

Elenia Beretta

Le coordinate
–  Puntare sui giovani: la finalità dell’associazione PropostAL è creare un’idea di cittadinanza attiva, avvicinare ai giovani le opportunità.
– La presenza di una struttura di ostello all’interno del Chiostro Santa Maria di Castello: dà la possibilità di un’ospitalità numerosa e senza problematiche, curata e a un costo contenuto.
– Lo spazio del chiostro: meraviglioso, solamente da riempire.
– L’esistenza di una associazione: ci ha permesso di spingerci in avanti avendo un’esperienza consolidata alle spalle anche dal punto di vista burocratico.
– La collaborazione con Ascom, che ci ha dato la possibilità di mettere a punto delle offerte rivolte ai visitatori del festival: alcuni commercianti sono stati fra i primi a comprare stampe a tiratura limitata, a mettere locandine in ogni negozio e collaborare per portare il festival fuori dal chiostro e allargarlo.
– Illustratori: due a due al tavolo, in questo modo facciamo incontrare professionisti invitati alle stesse mostre ma che non si incrociano mai, se non sui social.
Volevamo superare la sensazione da firmacopie in cui l’artista è una sorta di allegato allo stand di una casa editrice.
Abbiamo creato uno spazio di condivisione dove gli artisti lavorano allo stesso tavolo, dormono nel chiostro, fanno insieme i giudici del concorso giovani: attività aggreganti che si aggiungono alle collaborazioni con gli stampatori presenti al festival, che sono pensate per arricchire chi partecipa a Inchiostro come illustratore. Usare le tecniche tradizionali (serigrafia, risograph, stampa con torchio o letterpress) non è un’operazione-nostalgia ma di qualificazione del lavoro manuale.
L’idea era di mettere a disposizione degli illustratori l’opportunità di confrontarsi con queste tecniche e di dare loro la possibilità dal giorno dopo la fine del festival di tornare al digitale ma con una prospettiva nuova, magari influenzata da ciò che avevano sperimentato a Inchiostro.
Il rapporto fra stampatore e illustratore è un confronto da artista a artista, una collaborazione alla pari dalla quale nascono delle stampe in tiratura limitata che vengono poi messe all’asta e vendute alla fine del festival.
Non è una questione tanto di tecnica quanto di creare una sinergia, un legàme appunto, fra questi due mondi.

Giulia Sagramola

Andrea Mongia

Gioia Marchegiani

Camilla Falsini

Elenia Beretta

Anni diversi, temi diversi
Ospitiamo cinquanta artisti che lavorano lungo il perimetro del chiostro a cui si aggiungono quattro aree workshop, una sala dove si espone anche la mostra del concorso giovani, si tengono gli incontri di presentazioni di libri o di progetti legati all’illustrazione e infine Impiastro, ossia un festival nel festival dedicato ai più piccoli.
Ogni anno impostiamo la manifestazione in base a un tema diverso, questo ci consente di variare anche le formule delle attività proposte, evitando la serialità.
Quest’anno il tema è stato Legàmi – volevamo sottolineare come negli anni passati il festival sia stato territorio di incontro per molte realtà che poi hanno continuato a collaborare una volta finito Inchiostro -, l’anno scorso Traiettorie, l’anno prima ancora Mappamondi: il tema deve essere uno stimolo, per questo è sempre il più ampio possibile.
L’intento, ogni anno, è di far nascere realtà nuove dentro le mura del chiostro: spesso un nuovo progetto trova qui l’ambiente giusto per svilupparsi.
Vedere il lavoro degli altri, contaminarsi con altre realtà provoca uno stacco dalla vita routinaria lavorativa che favorisce la creatività.

Miguel Tanco e Zosia Dzierżawska

Simone Rea

Stamperia 74/b

Cittadinanza (giovanile) attiva
I volontari sin dall’inizio sono stati un elemento fondamentale: la nostra proposta non si limita a impiegarli nelle attività utili al festival ma anche in esperienze formative per loro, per questo siamo attenti alle caratteristiche di ogni singolo volontario.
Esiste uno zoccolo duro di volontari che si sentono proprietari di un pezzo del festival, sanno di aver contribuito alla riuscita della manifestazione negli anni.
Sono quei venti-venticinque giovani che ci danno una mano ogni anno, e che sono per noi indispensabili: volontari così entusiasti da tornare ogni anno a cui aggiungere sempre nuove forze.
Vogliamo che partecipino, si sentano parte del progetto, sapendo che durante l’anno possono seguire corsi, per una crescita personale ma anche per il bene del festival.
Molti di loro hanno studi che vanno dal graphic design alle arti visive, ma anche discipline che non hanno nulla a che fare con l’illustrazione: senza un’educatrice che si occupa dei laboratori, senza i baristi, non avremmo mai potuto realizzare un festival.

Davide Bonazzi

Il concorso
Inchiostro è una breve residenza artistica a cui si aggiunge un concorso giovani: come premio la partecipazione al festival l’anno successivo per i primi tre qualificati, che significa la possibilità di sedersi allo stesso tavolo dei professionisti affermati e avere un anno di tempo per prepararsi.

Il tempo materiale

Mettere in piedi Inchiostro significa:
– riunirsi una volta alla settimana con il comitato organizzativo;
– scegliere gli ospiti: alcuni si candidano spontaneamente, altri vengono invitati direttamente;
– tenere contatti con i fornitori, gli sponsor, i partner tecnici;
– andare nei licei a indirizzo artistico e negli istituti grafici della provincia di Alessandria per far conoscere agli studenti le tecniche manuali tradizionali di arte grafica che sono al centro del festival (illustrazione, calligrafia e stampa d’arte);
– selezionare le opere per il concorso giovani: unica discriminante la qualità dei lavori, nient’altro. Per partecipare al bando basta spedire fisicamente il proprio lavoro alla segreteria organizzativa del festival,  insieme al modulo che si trova nel bando sul sito www.inchiostrofestival.com
– coinvolgere gli studenti dello IED Milano e Torino chiedendo loro di confrontarsi in anteprima con il tema scelto per il festival e produrre delle opere che vengono poi esposte durante la manifestazione;
– promuovere la street art nel contesto cittadino di Alessandria tramite il progetto Inchiostro sui muri, organizzato in collaborazione con il Comune, Alegas e progetto Associa.

Betterpress Lab

(nell’immagine di copertina Zosia Dzierżawska appende al muro del chiostro una sua illustrazione originale)

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