Stephane Hessel

27 febbraio 2013, un ricordo di Stéphane Hessel

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Ci sono alcuni incontri che lasciano il segno, altri che fanno qualcosa in più. Ti cambiano.
Stéphane Hessel è venuto in Italia per presentare il suo Indignatevi! nell’aprile 2011, ospite di Biennale democrazia a Torino. È arrivato accompagnato dalla sua editrice francese Sylvie Crossman, raggiungendoci all’albergo in una mattina di sole, fredda, ma luminosa. Il passo un po’ claudicante da splendido novantenne, lo sguardo curioso di chi aveva molta voglia di scoprire cosa lo stava circondando. Attorno a lui sùbito molti ragazzi, i volontari, gli organizzatori, alcuni giornalisti e blogger che volevano intervistarlo. È salito in camera per pochi minuti e poi si è donato alla città.

Questo era Stéphane Hessel, generoso e curioso, e queste caratteristiche sono state la premessa di tutta la sua vita, raccontata con passione nell’autobiografia Danza con il secolo oltre che nel piccolo pamphlet rosso che ha fatto il giro del mondo. I giorni passati con Hessel sono stati pieni: incontri, visite, interviste, un passaggio televisivo a “Che tempo che fa”, ma anche tempo per passeggiare insieme a Torino e Milano dove, nel mezzo di un ingorgo rumoroso, con la macchina bloccata da ogni lato, Hessel ha cominciato a recitare, con voce avvolgente, un sonetto di Shakespeare per, ha detto, “Ridare un po’ di bellezza”.
Inglese, tedesco, francese le sue lingue, ognuna delle quali usata con infinita dedizione quando citava a memoria i suoi poeti preferiti: Apollinaire, Shakespeare, Rilke… L’importanza dell’imparare a memoria era uno dei suoi temi ricorrenti: la memoria che salva e che aiuta, che diventa un pezzo di noi e dà valore all’Uomo. La memoria ci accresce, diceva Hessel, perché è ciò che abbiamo di più intimo. Come il rapporto con la letteratura quando è davvero tale e supera tempo e confini.
Battagliero, ma pacato, deciso, ma dolce, autorevole e umile, Hessel non si è negato a nessuno nei suoi giorni in Italia; ha chiesto informazioni su tutto, ha voluto vedere con i propri occhi piazze e monumenti di cui aveva sentito parlare, ha stretto mani e ascoltato le esperienze di chi si è presentato.
Incontri che cambiano, perché quando lo abbiamo accompagnato all’aeroporto, in un altro giorno di sole, meno freddo, ormai primaverile, ci siamo accorti che ci sarebbe mancato immediatamente, tornando a casa ci sarebbero mancate la sua voce e la sua fisicità discreta e rassicurante, avremmo cercato ancora per qualche giorno con lo sguardo la sua figura sorridente al nostro fianco, sperando di sentire un verso rompere il rumore attorno e riportare un silenzio ricco di attenzione.
Il 27 febbraio 2013, a 96 anni, Stéphane Hessel è morto nella sua casa di Parigi, portandosi via un mondo di conoscenza, sapere e memoria che ora possiamo e dobbiamo riscoprire attraverso le sue parole. Imparandole anche a memoria perché certi uomini non basta ascoltarli, ma abbiamo imparato che bisogna in qualche modo portarli sempre con sé, par coeur.

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Stéphane Hessel legge Le pont Mirabeau di Guillaume Apollinaire

 

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